Lo sguardo e la cura

Lo sguardo e la cura.
Incontrare noi stessi per aiutare gli altri

4 INCONTRI DI CRESCITA PERSONALE PER PROFESSIONISTI
DELLA RELAZIONE D’AIUTO E DEL BENESSERE
(psicologi, psicoterapeuti, medici, counselor, coach, operatori olistici, biologi nutrizionisti, naturopati, danza-movimento-terapeuti, arte-terapeuti, osteopati)

Lunedì 27 marzo, 22 maggio, 12 giugno, 25 settembre
dalle 9.30 alle 12.30
(ci si può iscrivere anche ai singoli incontri)


Noi non siamo santi, non facciamo miracoli,
ma possiamo fare esercizi di estensione, possiamo allungarci in direzioni inattese.
Dobbiamo chiedere ai nostri occhi di essere più spericolati, e così pure alle nostre orecchie.
Possiamo sentire e possiamo vedere di più.
(Franco Arminio, La Cura dello Sguardo)

La vita di chi offre relazioni d’aiuto di varia natura può essere una vita di solitudine, specie per chi lavora da solo nella sua attività professionale.

Io stessa sono partita da questo vissuto di solitudine ideando il Centro Divenire, che dirigo dal 2007, perché desideravo appartenere a qualcosa che andasse oltre la mia persona e mi permettesse di fare del mio cammino professionale un percorso di crescita, di evolvere non solo sul piano strettamente professionale ma in maniera più ampia sul piano dell’espressione e dello sviluppo dei miei talenti e delle mie qualità umane.

Dopo un percorso di ricerca di oltre 16 anni in questa direzione, in cui ho “allevato” e conosciuto molti colleghi, ho maturato il desiderio di sperimentarmi con professionisti che operano al di fuori del Centro, sia con coloro che sono alle prime armi sia con  coloro che come me hanno una discreta esperienza nella relazione d’aiuto e desiderano trasformare i momenti di riflessione sui percorsi in essere con i propri clienti in possibilità in cui coltivare uno sguardo su di sé in rapporto al cliente attraverso il lavoro esperienziale in un gruppo di pari.

In un mondo sempre più orientato all’appiattimento, all’uso di tecniche e protocolli che tendono a far evaporare la relazione d’aiuto e a disincentivare l’individuazione professionale, incontro sempre più spesso operatori disorientati nel tentativo di piacere a tutti e poco inclini a scoprire, come fecero i grandi maestri, la propria voce.

L’obiettivo di questo percorso, quindi, è l’individuazione dell’operatore della relazione d’aiuto e del benessere perché, come scriva la Candiani (2021) “Noi siamo fatti di tutti gli altri, seguiamo costantemente le orme di qualcuno, poi le abbandoniamo per seguirne altre o per perderci per un po’ e ritrovare altre tracce. Ma arriva un momento in cui è importante scavare i propri solchi, fare una fatica nuova, più rischiosa, mettendo in gioco la propria capacità di errare. (…) È l’occultamento della possibilità di trovare la propria voce, il proprio passo, nella vicinanza a se stessi che fa sentire soli e maldestri”.

Questo percorso si inscrive in una cornice esistenziale, esperienziale, interpersonale e contemplativa che ha lo scopo di esplorare e sostenere il proprio talento andando oltre le tecniche e i modelli teorici di riferimento dei singoli. Andare oltre il settarismo per orientarsi verso un pluralismo teorico in cui gli interventi efficaci siano tratti da differenti approcci relazionali, come auspica Irvin Yalom nel suo Il Dono della Terapia, è qualcosa che abbiamo sperimentato in questi anni grazie allo scambio di competenze che derivano da una composizione del Gruppo Curante del Centro di colleghi psicoterapeuti con formazioni e orientamenti anche molto distanti tra loro. Questo perché crediamo fortemente che ogni terapeuta abbia una sua essenza, un suo unico e irripetibile talento terapeutico che attraverso il sostegno del gruppo può mano mano emergere come forma di Individuazione professionale che, come è stato per i nostri Maestri che hanno fatto la storia della Psicoterapia, è oggi più che mai necessaria non solo per affrontare le sfide cliniche attuali ma per aumentare il benessere dell’operatore e prevenire il Burn-out.

Avere un’ottica esistenziale significa passare dal CONTENUTO al PROCESSO.

Per contenuto si intende le esatte parole pronunciate, le effettive questioni affrontate. Il Processo, per contro, si riferisce ad una dimensione completamente diversa ed estremamente importante: LA RELAZIONE PERSONALE TRA CLIENTE E TERAPEUTA. In questo senso interrogarsi sul processo significa chiedersi: Cosa ci dicono le parole sulla natura del rapporto tra le parti coinvolte nell’interazione? La storia che si scrive è completamente diversa a questo punto.

Sappiamo che il percorso di cura è un percorso evolutivo per entrambi, paziente e terapeuta, ma quanti si nascondono dietro falsi sé professionali di persone risolte e al-di-là-del-bene-e-del-male per evitare di incontrare parti di sé che inevitabilmente il percorso terapeutico interpella? 

Difficilmente i percorsi di supervisione offrono un campo di contenimento, uno sguardo specifico sulle aree cieche della personalità e degli irrisolti del terapeuta, perché idealmente ci si incontra per “parlare dei casi” pensando che in questo modo non si parli di noi.

Questo percorso vuole offrire la possibilità di una crescita personale attraverso un lavoro nel gruppo e di gruppo a partire dalle esperienze con i clienti e dal rispecchiamento che gli stessi ci propongono dei nostri limiti caratteriali e delle nostre rigidità, come richieste rivolte anche a noi di cambiamento ed evoluzione.

Quale parte di me sta interrompendo il processo evolutivo del cliente? In che modo l’impasse terapeutico mi interpella?

Ciò che abbiamo più e più volte scoperto in questi anni è che una volta curato lo sguardo del terapeuta, una volta recuperato un livello di accettazione, comprensione e benevolenza verso le proprie criticità il terapeuta è in grado di sgombrare il campo e ritrovare la propria efficacia all’interno della relazione terapeutica divenendo più autentico, accogliente, compassionevole, creativo e permettendo la fioritura del paziente stesso.

Proporre un progetto esperienziale, significa “non parlare di o su”, ma allestire una vera e propria esperienza in cui provare nel corpo e nell’azione ciò che sta emergendo in noi e solo successivamente integrarlo attraverso la parola.

L’ottica contemplativa rimanda alla pratica del silenzio come esercizio per creare un campo di contenimento nel gruppo e dare spazio e respiro al sentire che è presente nel qui e ora attraverso un processo di disidentificazione dal pensiero. In particolare si dedicherà un tempo alla contemplazione dei cosiddetti sentimenti negativi. Scrive a questo proposito Chandra Candiani (2021): “Chi crede di essere buono è pericoloso. Solo conoscere la propria capacità di nuocere e addestrarsi a non esercitarla può far accedere alla bontà fondamentale o intelligenza del cuore. Occorre non negare i cosiddetti sentimenti negativi, ma anzi percepire il peso, il sapore, il restringimento dello spazio della coscienza che portano con sé è il primo passo verso la compassione; farsi spazzini del cuore, anziché arredatori di luoghi non visitati, non puliti a fondo, con lo sporco nascosto sotto un impeccabile tappeto”.

STRUTTURA TIPO DELL’INCONTRO

  • Creazione del campo di sostegno tramite un momento di meditazione guidata
  • Breve condivisione dei vissuti relativi allo sfondo personale con cui si affronta la supervisione
  • Attraversamento esperienziale in coppie/triplette o piccolo gruppo del tema proposto
  • Scelta di uno o due casi da approfondire in forma esperienziale con la conduttrice rispetto ai vissuti emersi nel lavoro precedente
  • Riformulazione teorica.
  • Meditazione conclusiva e condivisione dei doni

In ogni sessione coltiveremo la nostra capacità di autosservazione e di self-compassion relativamente ai seguenti temi:

  • La qualità della presenza nella relazione
  • La cura dello sguardo su noi stessi e sui nostri clienti
  • Il dialogo con le nostre ferite quando hanno a che fare con le ferite del paziente
  • Accogliere la durezza e il giudizio sulla nostra efficacia
  • I bisogni del terapeuta all’interno della relazione terapeutica: una contraddizione?
  • La forma del nostro talento
  • La qualità materna e paterna: essere genitori di noi stessi, a che punto siamo
  • Assertività, creatività e sviluppo professionale: che rapporto hai con la leadership?
  • La danza della terapia
  • L’utilizzo dell’umorismo e dell’autodisvelamento
  • Gruppo: perché no
  • L’ansia del terapeuta ( di essere o non essere visto)
  • Le forme della connessione e della disconnessione nella relazione

STRUTTURA DEL CICLO DI INCONTRI

Si tratta di un modulo di 4 incontri con cadenza mensile da marzo a settembre 2023: Lunedi 27 marzo, lunedi 22 maggio, lunedi 12 giugno, lunedi 25 settembre dalle 9.15 alle 12.45

La quota di partecipazione per l’intero ciclo di 4 incontri è di €280 + 2%. 

È possibile iscriversi ai singoli seminari pagando di volta in volta la quota di E95+2% oppure ad una coppia di seminari con la quota di €170+2%.

Nel form di iscrizione qui di seguito occorre specificare se intendete iscrivervi al ciclo completo oppure indicare a quali incontri intendete partecipare.

A CHI È RIVOLTO?

Il gruppo sarà composto da un minimo di 4 ad un massimo di 9 PROFESSIONISTI DELLA RELAZIONE D’AIUTO E DEL BENESSERE (psicologi, psicoterapeuti, medici, counselor, coach, operatori olistici, biologi nutrizionisti, naturopati, danza-movimento-terapeuti, arte-terapeuti, osteopati) interessati ad integrare l’approccio fenomenologico-contemplativo-relazionale

IL CICLO DI INCONTRI È DEDICATO ALLE ILLUSIONI, LE CONVINZIONI LIMITANTI E LE PAURE DEL TERAPEUTA

Il nostro agire terapeutico è governato da illusioni e convinzioni che agiscono al di fuori della nostra consapevolezza limitando il campo di interconnessione e la possibilità di costruire la relazione più funzionale al nostro cliente.

Esse operano all’interno del setting come vere e proprie profezie che si autoavverano.

Obiettivo di questo ciclo di incontri è CONOSCERE I LIMITI CHE CI AUTOIMPONIAMO NELLA RELAZIONE CON IL CLIENTE ED ALIMENTARE LE RISORSE NECESSARIE PER AMPLIARE LO SPAZIO DI LIBERO MOVIMENTO E AUTENTICITÀ.

TEMI DEGLI INCONTRI

  • Lunedì 27 marzo dalle ore 9.15 alle 12.45: L’ILLUSIONE DEL GIUSTO, DELLO SBAGLIATO, DEL MEGLIO E DEL PEGGIO, DELL’ERRORE E DELLA COLPA
  • Lunedì 22 maggio dalle ore 9.15 alle 12.45: LA PAURA DI NON ESSERE ALL’ALTEZZA E DI VALERE POCO.RISVEGLIARCI DALLA TRANCE DELL’INADEGUATEZZA
  • Lunedì 12 giugno dalle ore 9.15 alle 12.45: LA PAURA DI ESSERE VISTO E LA PAURA DI NON ESSERE VISTO NEL TERAPEUTA
  • Lunedì 25 settembre dalle ore 9.15 alle 12.45: CHI SONO AL DI LA’ DELLE MIE CONVINZIONI

DOVE SI TERRANNO GLI INCONTRI?

Presso la sede del Centro Divenire, via Reich, 76 24020 Torre Boldone (Bg)

La sede di trova sul retro dello stabile al piano terra. Si entra scalzi lasciando le scarpe all’ingresso. Si suggerisce di portare dei calzini per il proprio confort. Si invita a venire con abiti comodi.

Qualora ci fosse un’alta adesione verrà comunicata una sede alternativa.

Conduce

Gloria Volpato

Psicologa, psicoterapeuta ad orientamento fenomenologico esistenziale e contemplativo. Esperta in psicologia delle Dipendenze, psicotraumatologa Emdr, terapeuta a mediazione corporeo esperienziale. Fondatrice e direttore scientifico del Centro Divenire, Centro di psicoterapia umanistica integrata di Torre Boldone Bergamo dal 2007.Si occupa prevalentemente di giovani adulti e adulti. È terapeuta di coppia e di gruppo, nonché supervisore dell’equipe multidisciplinare del Centro Divenire con accreditamento presso il Miur (ECM). Ha ideato nel 2020 il Festival della Consapevolezza, conferenze e workshop gratuiti per la cittadinanza per prevenire il disagio favorire il benessere psicologico. Scrive sul Divenire Magazine e interviene in qualità di formatore nei percorsi di aggiornamento professionale per sanitari.   

Regole per l’annullamento dell’iscrizione e rimborsi

Qualora tu dovessi cambiare idea o fossi impossibilitato a partecipare:
– Potrai ricevere un rimborso completo della quota se disdici entro 3 settimane dall’inizio del percorso.
– Per disdette comunicate entro 7 giorni dall’inizio del percorso ti verrà rimborsata completamente la quota versata sotto forma di buono da spendere in qualche altra iniziativa del centro e per richiedere uno o più colloqui individuali o di coppia.
– Per disdette comunicate da 6 a 3 giorni prima dell’inizio del percorso ti verrà rimborsata metà della quota versata sotto forma di buono da spendere in qualche altra iniziativa del centro o per richiedere uno o più colloqui individuali o di coppia.
– Per disdette comunicate nei 2 giorni antecedenti l’inizio del percorso o a percorso iniziato non verrà fatto alcun rimborso.
Si ricorda, inoltre, che gli incontri saltati non verranno recuperati né rimborsati.

Iscriviti

Per iscriversi al percorso è necessario compilare il formulario online