Seminari residenziali

Seminari residenziali

Innanzitutto, perché un seminario residenziale?

I gruppi residenziali, chiamati in gergo “Maratone”, rappresentano una modalità di lavoro di gruppo che consentono una più profonda immersione nel lavoro gruppale: l’uscita dal contesto esistenziale abituale permette di guardare con maggiore nitidezza i nostri comportamenti e le nostra modalità di relazione con noi stessi e con gli altri. Il gruppo residenziale è un grande laboratorio sperimentale il cui fenomeno al centro dell’osservazione siamo noi stessi: quali paure e ansie mettiamo subito in campo? Quali maschere sociali utilizziamo? Cosa temiamo di più? Siamo pronti ad aprirci alle novità? Sappiamo divertirci e provare piacere nello stare con gli altri?

Un’altra componente indispensabile di questa esperienza è che si tratta di un piccolo viaggio: la metafora del viaggio è usata in tutte le culture per descrivere la vita e la ricerca del suo significato. Un residenziale di questo tipo, anche se di breve durata, rappresenta per molti una grande sfida nell’assumersi la responsabilità di mettere in atto quei cambiamenti necessari per aprirsi al nuovo e alle ricchezze che la vita può offrirci.

Le proposte e gli esercizi rappresentano vere e proprie “pratiche” per perseguire alcune attitudini esistenziali da esportare nello stile di vita abituale:

Praticare il presente: riprendere i sensi

• Allenare la nostra capacità di essere costantemente consapevoli (continuum di consapevolezza) all’ambiente interno (sensazioni, emozioni, percezioni, fantasie) ed esterno a noi
• Allenare la nostra capacità ad assaporare le cose per come sono, nel loro fluire, cercando di svincolarle dalle aspettative, create dalle esperienze passate, e dalle pretese verso noi stessi e gli altri di come dovremmo essere

Sviluppare fiducia
  • Allenarsi nel coltivare un senso di fiducia nei processi di cui noi siamo solo una piccola parte
  • Allenarsi nell’apertura e nella disponibilità a stare con quello che accade a noi e agli altri, a incuriosirsi, a osservare e ad apprendere da ciò che di misterioso accade nell’interazione delle persone che avviene unicamente nel momento presente e che non può essere determinato in anticipo.
  • Scoprire su cosa possiamo fare affidamento dentro di noi per affrontare le novità e le situazioni per noi sfidanti
  • Aprirsi alla pienezza del momento presente
  • Scoprire che nel nostro animo esiste un nucleo fondamentalmente sano e degno di fiducia e che le nostre intuizioni, quali echi profondi dell’attualità del momento, la meritano pienamente
Metterci alla prova, sfidarci

Cambiare è come tracciare nuovi sentieri all’interno di vaste distese d’erba: non basta attraversale una volta sola! L’indomani gli steli d’erba si rialzano e le tracce del nostro passaggio saranno pressoché scomparse. Il cambiamento prevede una pratica. Occorre ripercorrere e ricalpestare con costanza lo stesso tracciato fino a creare un solco definitivo, una strada appunto. I neuroscienziati hanno dimostrato che questo vale anche per il nostro cervello. Egli è pigro e tende a gestire il mondo creando abitudini. Alcune abitudini, ahimè, sono però disfunzionali perché ci fanno reagire in maniera automatica e rigida. Così se siamo convinti che facciamo una brutta impressione e non saremo accettati, mettiamo in atto comportamenti che produrranno proprio gli effetti che più temiamo. Chi vuole evolvere si mette consapevolmente in situazioni sfidanti per allenare il proprio cervello e cablare al suo interno nuovi percorsi costruiti attraverso esperienze che contraddicono le esperienze passate. Il tempo del residenziale, quindi, rappresenta un vero e proprio laboratorio in cui esercitarsi a mettere in pratica le consapevolezze e i cambiamenti che all’interno dei nostri percorsi terapeutici abbiamo inteso che occorre attuare. In Gestalt si parla di “messa in azione”, ovvero di ricreare una dimensione in cui praticare sperimentalmente il cambiamento che vogliamo essere.

Scrive Quattrini (2011): “un gruppo di psicoterapia in chiave fenomenologico-esistenziale è un gruppo strutturato nell’ottica del cambiamento dei comportamenti disfunzionali dei suoi membri, con l’aspettativa di un miglioramento della qualità della loro vita: questo implica di conseguenza lo sviluppo di una capacità di stare insieme agli altri in modo soddisfacente. (…) Nella terapia di gruppo la collettività è luogo di esperienza e sperimentazione di funzionalità e valore.”

Coltivare il gusto etico ed estetico nelle relazioni

Per avere una vita significativa occorre saper coltivare il gusto estetico perché, citando sempre Quattrini(2011) “la bussola della vita non può essere semplicemente un codice morale. Se si vuole dipingere, è poco probabile che si riesca a fare qualcosa di bello limitandoci a studiare i testi sull’uso del colore: ugualmente, limitandoci a rispettare le regole è poco probabile che quanto si ottiene sia più di un esercizio, rigido e senza vita. Orientarsi nel mondo con la sola morale sarebbe come entrare in una casa, spazzare il pavimento, pulire e mettere tutto a posto: se la casa era brutta, resta comunque brutta; pulita invece che sporca, ma comunque di scarso valore estetico. Il fatto è che le interazioni tra gli esseri umani non di rado sono prive di vita: in una metafora artistica è come se fossero scarabocchi invece che opere vive. La qualità della vita, la qualità dell’interazione con gli altri, la qualità dello scambio: queste sono riconoscibili soltanto col metro etico, estetico, logico. Quando succede qualcosa di buono tra le persone, lo si avverte come interessante, affascinante, meraviglioso: non serve per un paradiso futuro, è qualcosa che ricompensa immediatamente, e per questo il sentire può essere considerato una bussola per l’essere al mondo.”

A chi è rivolto

  • A tutti coloro che stanno facendo un percorso di psicoterapia presso il Centro Divenire o qualsiasi altra struttura e desiderano integrarlo con un approfondimento esplorando la propria identità
  • A coloro che hanno fatto un percorso psicoterapeutico in passato e che vogliono fare un po’ di “manutenzione”
  • A chi pratica Movimento Consapevole e altre discipline olistiche e desiderano fare un’esperienza più profonda, essendoci spazi dedicati alla psicoterapia di gruppo
  • A chi pratica la scrittura autobiografica, e vorrebbe arricchirla a partire da un’esperienza corporea e di condivisione profonda dei vissuti in gruppo
  • A chi ha il desiderio di avere due giornate da dedicarsi senza dover configgere con dinamiche estranee al processo di terapia residenziale in atto

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