Shopping compulsivo

Chi non ha mai speso soldi per acquistare qualcosa, magari di assolutamente inutile, per tirarsi su il morale e poi, una volta a casa si è sentito in colpa?

 

Probabilmente almeno una volta è capitato a tutti tanto che difficilmente qualcuno giudicherebbe questo comportamento anomalo e ancor meno pericoloso. Se però l’acquisto “consolatorio” si intensificasse fino ad essere un’abitudine frequente e le somme di denaro necessarie ingenti e sproporzionate rispetto alle proprie possibilità? In questo caso sicuramente cominceremmo a chiederci se c’è qualcosa che non và. Quello che però ci convincerebbe definitivamente sull’anormalità della situazione sarebbe la scoperta secondo la quale l’acquisto (shopping) in sé è diventato la finalità irrinunciabile ed unica di fronte a merce tanto invitante e disponibile quanto indiscriminata. E’ infatti la caratteristica di compulsività che accompagna questo comportamento ed il successivo, ed immancabile, senso di colpa che indicano che siamo di fronte al fenomeno di shopping compulsivo. L’individuo che ne è affetto diventa schiavo di un circolo vizioso dove il comportamento messo in atto per fronteggiare le angosce (l’acquisto) produce danni economici tanto evidenti e colpevolizzanti da accompagnarsi ad un immancabile ed insostenibile senso di colpa che produce così ulteriore angoscia. Da ciò l’acquirente compulsivo sente il bisogno irrefrenabile di nuovi acquisti in una sorta di negazione del problema e delle sue conseguenze.

Per alcuni autori (Valence, d’Astous, Fortier, 1988) lo shopping compulsivo è un tentativo di ridurre la tensione emotiva vissuta in situazioni di stress, attraverso l’attività di comprare di per se stessa: alleviare la tensione, quindi, è la prima motivazione che spinge ad impegnarsi in tale attività.

La definizione di Shopping compulsivo 1 sottolinea maggiormente l’aspetto di dipendenza dal comportamento, come se si parlasse di dipendenza fisica da una sostanza quale, per esempio, la droga o l’alcol. Secondo Lawrence (1990), questo disturbo potrebbe essere considerato un bisogno intrapsichico di nutrimento da parte del mondo esterno che si cerca di colmare attraverso l’acquisto di beni, eccessivo e pervasivo.

In generale, comunque, lo shopping compulsivo è, primariamente, un tentativo di regolare gli affetti, è una manifestazione sintomatica di un conflitto interiore o di una problematica esistenziale.

Le ipotesi circa i motivi per cui tale disagio sia prevalentemente femminile, ma non esclusivo, sono da afferirsi al fatto che lo shopping compulsivo risponde perfettamente ad un modello appreso di rispondere ai propri problemi in un modo socialmente desiderabile: a causa del loro ruolo sociale, le donne tendono infatti a sviluppare strategie più passive ed emotive per affrontare stress e conflitti, rispetto agli uomini, ai quali si confanno reazioni eccessive di collera come sfogo personale. Lo shopping da parte delle donne non solo è socialmente accettabile ma anche desiderabile. In alcuni soggetti il comprare può dar loro un senso di sicurezza personale. In altri, come per alcune droghe, il comprare funziona da stimolante che fronteggia la noia del vivere.

In generale, la letteratura scientifica in merito concorda nel ritenere che una volta conclusa l’attività, sono i sentimenti negativi ad avere la meglio e la depressione e il senso di colpa, misto a vergogna, emergono violentemente a sconvolgere nuovamente la vita di questi individui. Metaforicamente, anche quando gli armadi sono pieni, il vuoto rimane.

Richiedere un aiuto professionale è il più importante passo da compiere, anche se, probabilmente, il più difficile. Riconoscere di aver bisogno di un aiuto psicologico significa ammettere di non potercela fare con le proprie forze; ci si sente malati a tutti gli effetti, deboli e si teme l’etichettamento. In realtà sedute di psicoterapia, prima individuali e poi di gruppo, permettono all’individuo di colmare quelle lacune che da solo non riuscirebbe a governare e a riappropriarsi della propria identità.

1 Pani R., Biolcati R., Shopping compulsivo, Note di psichiatria psicodinamica, Quattroventi, Urbino 1998

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