Psicoterapia cognitivo-costruttivista

La psicoterapia cognitiva od orientamento costruttivista considera l’uomo come un sistema conoscitivo, fatto di pensieri, emozioni, sensazioni, azioni.

La mente e il corpo, in questa prospettiva, sono inseparabili e dunque anche le emozioni e le sensazioni sono dei processi di conoscenza e di sviluppo, non delle reazioni negative che devono essere debellate.

Presupposto di questo approccio è che il senso di sé, della propria identità personale, ciò che sentiamo e pensiamo di essere, viene continuamente costruito e ricostruito attraverso le varie esperienze e le varie relazioni che affrontiamo, garantendo comunque all’individuo un senso di sé il più possibile stabile, unico e coerente.

Un processo di crisi o di scompenso, che motiva la richiesta di una psicoterapia individuale, può verificarsi quando, nel confronto con la realtà, alcune esperienze e credenze che ho di me stesso, intimamente connessi quindi con la mia identità personale, mettono in dubbio questo senso di sé che abbiamo costruito fin dall’infanzia.

Da qui nascono i sintomi, i “disturbi”, le sofferenze, i dubbi su chi siamo, cosa vogliamo, le incertezze sul senso della nostra esistenza, l’emersione di profonde paure e insicurezze.

Il più importante strumento di cambiamento è la relazione fra terapeuta e paziente, che renderà possibile l’esplorazione dei significati personali, delle esperienze emozionali e delle modalità di relazione della persona per dare un significato al problema vissuto dalla persona e re-integrarlo in un senso di sé più armonico e funzionale.

Il linguaggio, verbale e non verbale, nella misura in cui esso dà forma e delimita il modo in cui le persone descrivono se stesse e gli altri, costituisce un oggetto da osservare nella psicoterapia, in quanto ciascuna persona costruisce temi ricorrenti nei propri racconti di sé, contribuendo attivamente al processo di costruzione e ricostruzione della propria identità.

Il percorso terapeutico è quindi un processo di ricerca all’interno del quale paziente e terapeuta svolgono i ruoli distinti e complementari rispettivamente di ricercatore e di supervisore alla ricerca.

La metafora definisce le competenze specifiche di ciascuno dei due membri della relazione: il paziente è l’esperto rispetto all’oggetto della ricerca (il suo mondo, inteso come sistema di conoscenza, le sue sensazioni, i suoi pensieri, le sue emozioni) poiché è l’unico ad avere la possibilità di un contatto diretto con questo territorio; il terapeuta è l’esperto rispetto al metodo e il suo compito è quello di orientare, all’interno del territorio, apparentemente confuso e intricato, il percorso di ricerca, proponendo in modo collaborativo strumenti, procedure e tempi per sovraintendere il cammino.

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