Disturbi d’Ansia e attacchi di panico

L’ansia è uno stato di attivazione fisiologica e cognitiva in previsione di un pericolo futuro. In questo senso l’ansia si distingue dalla paura, laddove la medesima attivazione avviene per una situazione pericolosa attuale e reale.

Come dire, se nel corso di un viaggio si incappa in briganti, si prova una sensazione di paura, mentre se si teme di incontrarli si prova ansia.

Il panico non è altro che uno stato di ansia particolarmente intenso in assenza di un pericolo reale. Esso è caratterizzato dalla presenza di pensieri catastrofici, come la paura di morire, di impazzire, di perdere il controllo, di non essere soccorsi, di fare esperienze imbarazzanti, di non avere vie di fughe o di svenire.

Tutte queste “condizioni” sono accomunate dalla percezione di un pericolo ed esprimono una condizione di attivazione più o meno intensa dello stesso meccanismo chiamato attacco-fuga.

L’ansia ed il panico hanno infatti la funzione di preparare il corpo e la mente ad una intensa reazione di attacco o di fuga: sia il ritmo cardiaco come quello respiratorio aumentano per dare più energia al corpo, la tensione muscolare si intensifica per prepararsi all’impegno fisico, la dilatazione pupillare permette una maggiore acutezza visiva. Tutte queste reazioni esistono nel regno umano e animale perché hanno un ruolo fondamentale nella preservazione della vita.

 

Ne deduciamo che l’ansia e il panico in sé non sono fenomeni patologici.

 

Come altre emozioni, la paura, la gioia, ad esempio, esse sono informazioni utili tra noi e l’ambiente circostante.

 

Non sono quindi l’Ansia ed il panico a definire la condizione psicopatologica ma le risposte della persona all’ansia.

 

I disturbi d’ansia, infatti, sono caratterizzati da una serie di comportamenti e scelte di vita che vengono fatte in funzione di un’ansia che è incongrua o esagerata rispetto alle circostanze. Tali comportamenti interferiscono in modo significativo con la vita di una persona.

 

A seconda che l’ansia si manifesti frequentemente nel corso della giornata, oppure si caratterizzi per la presenza di distinti episodi di attacchi di panico, si parla di ansia generalizzata oppure di disturbo di panico.

 

Il disturbo d’ansia generalizzata consiste nella persistenza di preoccupazioni ingiustificate o eccessive per buona parte del tempo che portano l’individuo alla continua ricerca di rassicurazioni. Per questa ragione si tende ad evitare o a rinunciare a compiere azioni e a fare cose che il soggetto riconosce come possibile fonte di preoccupazione. Quando l’ansia e le preoccupazioni sono seguite da una serie di azioni spesso senza senso chiamate rituali o compulsioni oppure da una incessante attività del pensiero teso a risolvere dubbi e incertezze si parla di Disturbo Ossessivo Compulsivo. Quando invece l’ansia è connessa allo stato di salute si parla di ipocondria.

 

Nel Disturbo di Panico, l’ansia si manifesta con intensi episodi distinti chiamati attacchi di panico. Attenzione: perché si possa parlare di Disturbo di Panico, non è sufficiente che vi siano degli attacchi di panico. Moltissime persone, infatti, fanno esperienza nella loro vita di episodi di ansia intensa, ma soltanto una piccolissima percentuale sviluppa un Disturbo di Panico. Perché se ne possa parlare, oltre alla presenza di episodi di attacchi di panico, occorre che si evidenzino comportamenti di evitamento delle situazioni in cui si teme di star male oppure si presenti una condizione di ansia, cosiddetta ansia anticipatoria, all’idea di dover affrontare quelle situazioni.

 

Perché mi succede questo?

 

Se da una parte la ricerca di una spiegazione è legittima, dall’altra si instaura spesso un tentativo fuorviante di cercare spiegazioni che tende ad alimentare i problemi invece di risolverli.

 

Vi è un pressocchè unanime riconoscimento nella comunità scientifica che una delle cause storiche è l’esperienza di attaccamento, cioè il modo in cui sono stati sperimentati i primi rapporti con le persone che hanno avuto un ruolo di accudimento, generalmente, i genitori. Tali esperienze di accudimento influenzano il comportamento attuale ma non lo determinano automaticamente. Ciò che avviene nel qui e ora dipende anche dalle nostre scelte, ovvero dagli scopi più o meno consapevoli che gli individui hanno.

 

Per questa ragione è molto importante esplorare non solo la storia personale, ma anche gli atteggiamenti, le intenzioni e le scelte che si celano dietro alcuni comportamenti disfunzionali e che sono strutturati in un circolo vizioso di cui il soggetto è poco consapevole.

Questo è l’oggetto di lavoro primario di un percorso di psicoterapia.

CONTATTI