Immagine corporea e autostima

Cosa vedi quando ti guardi allo specchio?

 

 

Cos’è l’immagine corporea?

Scrive Umberto Galimberti (Il corpo specchio dell’anima, La Repubblica, 3 agosto 1999) “…A nessuno è concessa l’immagine fedele del proprio corpo. La mia vita non può esplorare ciò che si nasconde dietro le mie spalle, e soprattutto non può vedere quel viso che sono e che mi esprime. Anche con lo specchio non raggiungo lo scopo, perché l’immagine riflessa non è sovrapponibile ma simmetrica; la destra, cioè, diventa la sinistra, e siccome le due parti non sono perfettamente identiche, l’espressione che vedo riflessa non è la mia espressione. Quello che la Bibbia a più riprese dice di Dio: “Non ti farai immagine alcuna”, può benissimo essere applicato al corpo, sempre al di là delle sue immagini, sempre diverso. Il dramma di Narciso e la sua tragica conclusione dicono, in altra cultura e in altro modo, l’impossibilità per il corpo di afferrare la propria immagine.

La propria immagine, infatti, è qualcosa che il corpo “costruisce”: anche a voler prescindere dalla simmetria speculare che, invertendo i tratti del mio volto, mi nega la mia immagine, nello specchio non trovo la mia espressione, ma la topografia di un volto; non la mia fisionomia, ma dei “tratti” da cui è difficile ricostruire il taglio del mio sguardo, lo stile del mio aspetto. In realtà ogni moto interno, ogni stato d’animo cambiano l’immagine che abbiamo del corpo, la sua gravità, il suo peso. Per questo ogni tanto “ci sentiamo leggeri”, mentre altre volte “ci sentiamo a pezzi”. Qui non si tratta di modi di dire, ma di modi di essere in quel rapporto dinamico tra corpo e mondo che l’immagine del corpo fedelmente segue e riproduce, accompagnando eventi fisiologici come la malattia di un organo, psicologici come la soddisfazione di un rapporto, sociologici come l’interesse che le persone intorno a noi provano per il nostro corpo…L’interesse, ad esempio, positivo o negativo che gli altri manifestano per alcuni aspetti del nostro corpo porta a una modificazione della nostra immagine che accentua o rimuove ciò che sente accettato o respinto…Se è vero infatti che non può costituirsi un io senza un tu, così non possiamo costruire la nostra immagine corporea senza l’immagine corporea altrui.

Entriamo nel merito:

Cos’è il B.I.C.? (Body Imaging Coaching)

Il Body Imaging Coaching nasce dall’esperienza di anni di studio sull’ immagine corporea di giovani donne con problemi di anoressia-bulimia condotte dalla dr.ssa Gloria Volpato, nonché dalla analisi comparativa della recente ricerca nel settore specifico.

 

Body Imaging

  • sta ad indicare un procedimento teso ad assistere la cliente in una definizione consapevole della propria immagine corporea, ovvero, il più possibile corrispondente alla propria realtà corporea obiettiva
  • si tratta di sostenere la cliente nel fare i conti con le discrepanze, spesso dolorose, tra l’immagine del sé corporeo idealizzato e quella esageratamente svalutante e deformante (l’immagine mostruosa di sé) : a partire dal polo della non-accettazione della immagine corporea, si tratterà dunque di percorrere una traiettoria di progressivi e realistici “avvicinamenti possibili” all’ immagine idealizzata individuando gli elementi su cui concretamente poter operare.
  • Il rapporto figura/sfondo. Si mettono in evidenza quegli elementi che la percezione di sé della cliente emergono “in figura” , e che spesso riflettono una visone distorta sotto forma di “mostrificazione”, rifiuto, intolleranza per alcune parti del sè corporeo, e di lasciar emergere al contrario da uno “sfondo” elementi interessanti che l’ autopercezione distorta della cliente lascia “in ombra” e che meriterebbero al contrario di essere valorizzati e portati in evidenza
  • La metafora dell’OLOGRAMMA. Sotto tale profilo, l’intervento sarà quello di lavorare sulla “congruenza” delle “parti con il tutto”. Vano risulterebbe infatti intervenire su un aspetto settoriale del corpo – e quindi della immagine corporea – se lo stesso prescindesse da una armonizzazione di “insieme” con l’interezza della persona, non solo sotto il profilo della propria corporeità ma anche della personalità che inevitabilmente nell’immagine corporea si esprime

 

Aree specifiche d’intervento:

 

A. COME COSTRUIRE UN’IMMAGINE CORPOREA MIGLIORE

  1. diventare consapevole dei punti forti e deboli della propria immagine corporea
  2. stabilire obiettivi “realisticamente” raggiungibili
  3. capire le cause del proprio scontento
  4. avvicinare l’immagine ideale di sé ad una più realistica bonificando gli eccessi di “mostruosità percepita”, rifiuti, intolleranze, del proprio corpo
  5. sentire e percepire” il proprio corpo dal “dentro” attraverso esercizi pratici e riattivando il “piacere e il divertimento”
  6. scoprire le proprie convinzioni e sfidarne il controllo che hanno sul modo “negativo” con cui percepiamo il nostro corpo
  7. affrontare i propri rituali tesi ad evitare situazioni ritenute frustranti per la propria percezione corporea (esempio: non mettersi in costume sulla spiaggia, evitare i bikini ecc.)

B. AUTOSTIMA

  1. affrontare sentimenti di insoddisfazione e malessere relativi all’aspetto fisico
  2. risolvere preoccupazioni e timori relativi al rapporto con il proprio corpo
  3. esprimere sentimenti, percezioni, pensieri negativi nei confronti del proprio corpo
  4. sperimentare esercizi pratici per migliorare la stima di sè

C. COME MANTENERE UN’IMMAGINE POSITIVA DEL PROPRIO CORPO

  1. saper trattare bene il proprio corpo
  2. mantenere e coltivare una relazione con il proprio corpo (il corpo-partner): farne un’esperienza positiva continuamente non solo creando e costruendo le occasioni per farlo ma imparando anche a vivere piacevolmente tutte le attività corporee della giornata (la bellezza dello stra-ordinario )
  3. imparare ad avere uno sguardo ed un dialogo interno positivi e “apprezzanti” (sapersi accarezzare e incoraggiare con la mente)
  4. saper fare un bilancio dei propri punti forti e deboli in autonomia al fine di sapersi dare stimoli e obiettivi concretamente perseguibili

D. SAPER DISTINGUERE UNA DIFFICOLTA’ NELL’AUTOPERCEZIONE CORPOREA DA UN VERO E PROPRIO DISTURBO DELL’IMMAGINE CORPOREA

In alcuni casi un’immagine corporea negativa o distorta è parte di un problema più ampio e complesso. Il disturbo dell’immagine corporea è parte integrante di alcune malattie psichiche come l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa, il binge eating disorder, il body dysmorphic disorder e la depressione, per dirne le principali. In questo caso l’intervento da solo non è sufficiente, è necessario valutare una presa in carico psicoterapeutica.

In concreto:

In un colloquio preliminare, viene analizzata la domanda del cliente e verificato se esistono i presupposti per attivare un percorso specifico di BIC. Qualora il Bic risponda ai bisogni effettivi del paziente (occorre valutare che non siano in corso altre patologie a livello psichico) si procederà con la somministrazione dei seguenti test di autovalutazione:

  1. la soddisfazione relativa alle diverse aree del corpo self-test
  2. specchio-specchio delle mie brame self-test (aiuta a definire la nostra imagine idelizzata)
  3. le situazioni di disagio corporeo self-test
  4. i pensieri sulla mia immagine corporea self-test
  5. la relazione con il mio Sè corporeo Self-test

successivamente verrà proposto al cliente un percorso su misura attraverso la programmazione di incontri individuali e/o di gruppo.

Più approfondimenti qui:

“vorrei essere come lei”

“la pratica Sé-nsoriale”

“vorrei sparire…”

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