Psicoterapia individuale

L’idea della terapia della Gestalt è trasformare gli individui di carta in persone reali: riportare alla vita l’uomo intero della nostra epoca e insegnargli a usare la sua potenzialità innata.

 F. Perls, 1971

 

Psicoterapia Individuale

Di fronte alla grande disperazione diffusa in questi anni, gli uomini si sentono impotenti ed incapaci di fronteggiare le insidie e le preoccupazioni della vita, la quale, per quanto bella è anche molto difficile.

Lo scopo della psicoterapia individuale è non solo l’alleviamento dei sintomi e del malessere che l’individuo dichiara di vivere, ma, soprattutto liberare e sviluppare tutto il potenziale creativo della persona.

 La terapia

  • è il percorso per rendere la persona più capace di autosostegno.
  • diventa l’occasione per il cliente di esplorare la propria realtà, di dare qualità alla propria vita e di assumersi pienamente la responsabilità della propria esistenza.
  • serve quindi a far riprendere alla persona in difficoltà il contatto con il suo mondo emotivo, rendendola consapevole delle proprie capacità e delle proprie mancanze e facendole assumere la responsabilità del proprio sentire.
  • punta alla maturazione dell’individuo, accompagnandolo verso una posizione di autosostegno.
  • diventa quell’occasione che consente alla persona di sperimentare piena mente se stessa

 Per gli psicoterapeuti di orientamento umanistico, il compito del terapeuta

  • È quello di accompagnare la persona che sceglie di intraprendere una psicoterapia a riconoscere la sua storia, ad accettarsi nel suo modo di essere e ad affrontare la vita con tutte le sue difficoltà, annientando le illusioni e rendendolo più vivo.
  • Essere un facilitatore di processo e, come sottolineato dai coniugi Polster E. e Polster M.. (1986): “Il terapeuta è un essere umano in piena consapevolezza e interazione”
  • non è di cambiare, modificare, trasformare, sistemare o curare il paziente, bensì di aiutarlo a far venire fuori, in superficie, la sua capacità e la sua forza già esistente nel suo mondo interiore. Il problema del paziente consiste nel suo sentirsi e concepirsi bloccato, immobile, incapace di reagire, inadeguato.
  • è quello di accompagnare la persona a tirare fuori la sua creatività per conseguire l’unico scopo importante ovvero migliorare la sua qualità di vita.

Il terapeuta non ha il potere di trasformare l’altro, quello che può fare è aiutare la persona che ha di fronte a funzionare meglio, godersi di più la vita e sentirsi più autentico ed in grado di riorganizzarsi creativamente ogni volta.

Chi è lo Psicoterapeuta?

Lo Psicologo abilitato all’esercizio della Psicoterapia individuale è in possesso di una specifica Specializzazione in Psicoterapia, formazione post-universitaria di quattro anni.

La Legge 56/89 regola l’esercizio dell’attività psicoterapeutica, con l’art. 3:

“L’esercizio dell’attività psicoterapeutica è subordinato ad una specifica formazione professionale, da acquisirsi, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia, mediante corsi di specializzazione almeno quadriennali che prevedano adeguata formazione e addestramento in psicoterapia, attivati ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162, presso scuole di specializzazione universitaria o presso istituti a tal fine riconosciuti con le procedure di cui all’articolo 3 del citato decreto del Presidente della Repubblica.
Agli psicoterapeuti non medici è vietato ogni intervento di competenza esclusiva della professione medica.”

Cos’è la psicoterapia?

Scopo della psicoterapia è di alleviare, attraverso l’uso del medium verbale, corporeo ed esperienziale, le difficoltà del paziente, aiutandolo in un processo autoconoscitivo, che gli permetta di capire e integrare pensieri, fantasie, desideri che a mano a mano si attivano nella relazione terapeutica.

Il processo psicoterapeutico è costituito da una fase iniziale di colloqui, definiti diagnostici, che hanno lo scopo di inquadrare il disagio della persona. Essi sono già “terapeutici” nel senso che aiutano il paziente a dare un primo significato psicologico al suo disturbo e al suo disagio.

In questo breve lasso di tempo, solitamente costituito da quattro-cinque colloqui, il paziente ha l’opportunità di farsi un’idea della persona del terapeuta e “sentire” se egli corrisponde alle sue necessità in termini di agio, accoglienza, ascolto ecc. Contemporaneamente, lo psicoterapeuta ha potuto formarsi un quadro della personalità del paziente, della sua situazione attuale interna ed esterna e di conseguenza anche un’idea del fatto che il paziente abbia bisogno o no di una psicoterapia.

In alcuni casi, infatti, la fase diagnostica è sufficiente al paziente per fare fronte al disagio che attraversa. In altri casi,invece, essa è la naturale premessa per costruire un progetto terapeutico insieme al paziente stesso ed iniziare un percorso di consapevolezza che avrà una durata nel tempo variabile in base al quadro clinico del paziente.

La cadenza dei colloqui, insieme alla durata del trattamento, ai costi ecc. vengono concordati con il paziente attraverso un consenso informato.

Quale tipo di psicoterapia è applicata al Centro Divenire?
Da quale teoria deriva, e chi ne è il caposcuola?
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Il Centro Divenire ha un orientamento gestaltico-esperienziale.

La terapia della Gestalt è stata ideata da Frederick S. Perls (1893-1970), psicoanalista berlinese, che durante gli anni ’40 ha sviluppato le concezioni e i metodi dell’approccio, continuando ad arricchirlo fino alla sua morte.

Ecco in breve i principali concetti teorici:

  • La malattia del paziente consiste nel suo concepirsi “bloccato“, nel suo voler assumere e conservare il suo ruolo di “inadeguato”.Come la famiglia d’infanzia deve rendere il bambino relativamente autonomo e capace di vivere senza i genitori, così la terapia, secondo il punto di vista gestaltico, punta alla maturazione dell’individuo, per renderlo più capace di autosostegno, relativamente indipendente dall’appoggio degli altri, siano essi figure immaginarie, spesso derivanti dal passato, o figure attuali più o meno reali, come potrebbe essere il terapeuta.
  • Tutto ciò che esiste è qui e ora. Il passato esiste solo sotto forma di ricordo, nostalgia, rimpianto, fantasia, leggenda o storia sperimentati nel presente. Il futuro esiste solo qui e ora, nel presente concreto, sotto forma di anticipazione, pianificazione, prova, aspettativa-e-speranza o paura-e-disperazione. Nella Gestalt si guarda a ciò che è, qui ed ora, non a ciò che è stato o a ciò che dovrebbe essere. Si rivolge l’attenzione all’attualità, sia temporale che spaziale (presente, non assente) e sostanziale (l’atto o la sensazione, non il simbolo).
  • La consapevolezza. L’esperienza concreta di ogni situazione attuale non richiede spiegazioni o interpretazioni; può essere vissuta, sentita e descritta direttamente. La terapia gestaltica si occupa dell’ovvio, di ciò che è immediatamente disponibile alla consapevolezza del cliente o del terapeuta, e che può essere condiviso ed elaborato nel rapporto di comunicazione. La consapevolezza plasma direttamente il comportamento, promuove il “cambiamento” e condiziona gli avvenimenti.Uno scopo della Gestalt è il “continuum di consapevolezza”, in cui l’attenzione si sviluppa e si muove senza che nulla la blocchi, e tutto ciò che è immediato interesse per l’organismo viene liberamente in primo piano, e quindi può essere affrontato.All’opposto del “continuum di consapevolezza” c’è la Gestalt fissa: limitando e costringendo l’attenzione, essa diventa un blocco. Per la terapia gestaltica, la fissazione non è al passato o nel passato: è proprio qui ed ora, nelle tensioni e contrazioni muscolari che Reich ha chiamato “corazza caratteriale”, in quella fissità di atteggiamenti, delle abitudini e dei principi che nella nostra cultura è chiamata normalità.
  • La responsabilità non è un dovere, ma un dato di fatto a cui è impossibile sfuggire; noi siamo gli agenti responsabili di tutto ciò che facciamo. Le alternative sono riconoscere tale responsabilità o negarla.Accettare la verità, riconoscere la responsabilità per ciò che sentiamo, pensiamo e facciamo, è un modo di stare meglio, di guarire almeno dalle nostre menzogne. Diventare consapevoli porta ad assumersi la responsabilità. Nella Gestalt se un paziente denuncia un blocco, il terapeuta gli chiede di calarsi in esso, di volerlo, di affermarlo, di accrescerlo. L’esperienza insegna che identificandoci in un frammento alienato (“parteggiando per lui”), noi realizziamo la sua integrazione. Gli schemi comportamentali, diventati automatici, se sono vissuti come ostacoli vengono vissuti come attività consce di cui il paziente può assumersi la responsabilità. Grazie a tale consapevolezza possiamo sperimentare delle alternative: diventa possibile il cambiamento.
  • Il contatto. L’individuo, perdendo consapevolezza della propria unicità, si trova nella situazione confusionale di tentare di appropriarsi di quello che fanno gli altri o di attribuire agli altri quello che fa lui.Smarrendo questo confine, negando la differenziazione e l’esistenza di sé come essere “Altro”, l’individuo perde la responsabilità della propria vita. Attraverso la terapia della Gestalt si sostiene quel riconoscimento del confine che rende possibile il contatto, la separazione e l’individualità.
  • Cambiamento. La concezione gestaltica del cambiamento, sebbene appaia paradossale, è una conseguenza immediata. Solo essendo ciò che tu sei puoi cambiare. Il terapeuta incoraggia il cliente a penetrare, a diventare tutto ciò che sperimenta nel momento, compresa la sua “patologia” o sofferenza. Invece di cercare di essere diverso o “migliore”, si cala pienamente nella propria posizione attuale. Essendo orientata più a non disfare che a fare, la terapia gestaltica promuove l’accettazione di ciò che uno è, non il tentativo di diventare ciò che uno dovrebbe essere.

Quali metodi e tecniche caratterizzano questo approccio psicoterapeutico?

La terapia gestaltica è un modo integrale, unificato e specifico di vedere, di esprimersi, di porsi e di relazionarsi. Le tecniche della terapia della Gestalt sono esperimenti inventati ad hoc per facilitare la consapevolezza di ciò che è. Esse incoraggiano la pura auto-osservazione nel presente o portano nel presente eventi passati o in genere fantasie, riattivandole con le identificazioni e la partecipazione fisica come nello psicodramma. Le tecniche gestaltiche non risvegliano la consapevolezza moltiplicando gli stimoli, ma espandendo la capacità di porsi in contatto con l’esperienza. Un modo per fare ciò e smettere di evitare, un altro è concentrare o intensificare l’attenzione, a volte mediante una deliberata esagerazione. La consapevolezza così promossa spinge all’azione; e l’azione deliberata, a sua volta, provoca un’espansione della consapevolezza. I mezzi impiegati sono molteplici, coprono un’alta gamma di comportamenti verbali, introspettivi e interpersonali, strutturati e non strutturati, simbolici e non simbolici. La prassi gestaltica è una sintesi di tecniche adattate, derivate, combinate ed inventate che hanno origine in molte altre discipline. Ciò è possibile, come già spiegato, perché la psicoterapia gestaltica non è centrata sulla tecnica. Il terapeuta gestaltico include nel suo repertorio qualsiasi strumento di rapporto con il reale, la consapevolezza e la responsabilità. E’ questa la ragione per cui il corpus della terapia gestaltica è in perpetua innovazione ed espansione.

L’aspirazione è che attraverso un coinvolgimento creativo nel processo della Gestalt una persona:

  • Impari a riappropriarsi delle sue esperienze, anziché proiettarle sugli altri
  • Impari a prendere consapevolezza dei propri bisogni e a sviluppare la capacità di soddisfare se stessa senza prevaricare gli altri
  • Arrivi a un contatto più pieno con le proprie sensazioni, imparando ad annusare, gustare, toccare, udire e vedere, assaporare tutti gli aspetti di se stesso
  • Faccia esperienza del proprio potere e della propria capacità di autosostegno, anziché piagnucolare, accusare gli altri o inculcare sensi di colpa per ricevere sostegno dall’ambiente
  • Diventi sensibile a ciò che lo circonda, indossando allo stesso tempo una corazza nelle situazioni che sono potenzialmente distruttive o nocive
  • Impari ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni e delle loro conseguenze
  • Si senta a suo agio con la sua fantasia e con il suo modo di esprimerla2

Efficacia della psicoterapia

L’efficacia della psicoterapia individuale è ormai cosa accertata. In una recente rassegna di studi sulla psicoterapia (Lambert et al., 1986) gli autori hanno dimostrato che la tipica persona che richiede una psicoterapia starà meglio alla fine della terapia che non l’80% di tutte le persone con i medesimi problemi non sottoposte a trattamento; questa cifra è dello stesso ordine di quella riscontrata in studi comparativi sui farmaci antidepressivi. Altri studi ancora hanno suggerito che i cambiamenti prodotti dalle misure psicoterapeutiche perdurano nel tempo.3

 

Bibliografia essenziale di riferimento del modello di intervento psicoterapeutico

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Francesetti G., Gecele M., a cura di, “La psicoterapia della Gestalt nella pratica clinica, dalla psicopatologia all’estetica del contatto”, FrancoAngeli, Milano, 2014

Ginger S., “La Gestalt, terapia del con­tatto emotivo”, edizioni mediterranee, Roma 1990

­ Ginger S., “Iniziazione alla Gestalt, l’arte del con­tatto”, edizioni mediterranee, Roma, 2005

­ Ginger S. e Anne Ginger, “Gruppi di terapia Gestalt: Perché?” Qui è possibile leggere il Documento in formato PDF

Kepner J. I., “Body Process, il lavoro con il corpo in psicoterapia”, FrancoAngeli, Milano, 1997

Naranjo C., “Carattere e Nevrosi”, Astrolabio, Roma 1996

­ Perls F.S., “La terapia Gestaltica, Parola per Parola”, Astrolabio, Roma, 1980

­ Perls F.S., “Qui e Ora. Psicoterapia autobiografica”, Sovera, Roma 1991

­ Perls F., “L’Io, la Fame, l’Aggressività”, FrancoAngeli, Milano, 1995

Perls F., Baumgardner P., “L’eridità di Perls. Doni dal Lago Cowichan”, Astrolabio, Roma, 1983

Perls F., Hefferline R.F., Goodman P., “Teoria e Pratica della Terapia della Gestalt. Vitalità e accrescimento nella personalità umana”, Astrolabio, Roma, 1997

Polster M e Polster E., “Terapia della Gestalt integrata: profili di teoria e pratica”, Milano, Giuffrè, 1986

Polster E., “Ogni vita merita un romanzo: Quando raccontarsi è terapia”, Roma Astrolabio, 1988

­ Robine J.M., “Il rivelarsi del Sé nel contatto. Studi di Psicoterapia della Gestalt”, FrancoAngeli, Milano 2006

Simkin J.S., “Brevi lezioni di Gestalt”, Borla, Roma, 2001

Spagnuolo Lobb M., “Il now­for­next in psicoterapia, La psicoterapia della Gestalt raccontata nella società post­moderna”, FrancoAngeli, Milano, 2011

Spagnuolo Lobb M., Amendt­Lyon N., a cura di, “Il permesso di creare. L’arte della psicoterapia della Gestalt”, Franco Angeli, Milano 2007

­ Zerbetto R., “La Gestalt, terapia della consapevolezza”, Xenia, Milano, 1998

Zinker J., “Processi Creativi in Psicoterapia della Gestalt”, Franco Angeli, Milano, 2002

 

 

1 Estratti da Barrie Simmons, Terapia della Gestalt, in S. Marhaba, M. Armezzani, Quale Psicoterapia? Gli indirizzi psicoterapici in Italia: confronto e analisi, Liviana Editrice, Padova, 1990

2 Zinker J., (1977), processi Creativi in Psicoterapia della Gestalt, Franco Angeli, Milano, 2002, pag. 96

3 Gabbard G.O, (1994), Psichiatria psicodinamica, Nuova edizione basata sul DSM-IV, Raffaello Cortina Editore, Milano 1995, pag .111

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