Seminario residenziale

Ascoltare con il terzo orecchio.

Per un ascolto interiore fluido e vivo.

Residenziale di psicoterapia intensiva
Framura 15-17 Giugno 2018

 

Un progetto di Gloria Volpato
con il contributo di
Cristina Paruta, Diana Avellino, Marcella Panseri, Miriam Gotti
E la partecipazione di
Alessandro Radice, Annalisa Bossoni, Patrizia PascucciFrancesco Panzeri

 

Noi non ascoltiamo le cose per come sono.

Le ascoltiamo per come siamo noi.

Anais Nin
 

Abbiamo ripreso il titolo di un libro del 1948 dello psicoanalista Theodor Reik per riferirci a quell’ascolto interiore che è la controparte dell’ascolto superficiale, razionale, cosciente.

Se il primo è fluttuante, in continua trasformazione e cambiamento, il secondo è un ascolto superficiale che incatena l’energia in una forma stagnante perchè consiste in una sorta di dato grezzo, “mi ha detto così”, qualcosa di fisso che viene rigidamente tenuto al suo posto che non apre a nessuna scoperta.

L’ascolto profondo è sostenuto dall’energia della forza creativa che lo sottende, per questo motivo è fluido e vivo.

Ascoltare con il terzo orecchio è necessario per condurre una vita ricca di scopo e significato e per cambiare i molti aspetti disfunzionali del nostro mondo, che ci imbrogliano, ci intrappolano e ci allontanano dall’impegno.

Esso è una parte essenziale del processo di guarigione, perché, insieme alla visione, permette l’intuizione, che è un balzo dalla frammentazione all’unità, il riconoscimento degli schemi. Senza intuizione non possiamo afferrare la totalità o l’essenza di una cosa. Non possiamo abbandonarci alla risonanza di una più immediata verità e comprensione di quella che si rende per noi disponibile attraverso l’ascolto razionale, cosciente. Sri Aurobindo ha descritto, a questo proposito, che l’intuizione è come il lampo di un fiammifero nel buio.

Ispirati da tutto ciò, abbiamo voluto porre l’attenzione proprio alla necessità di sviluppare maggiori capacità di ascolto nei vari ambiti della nostra vita. Un’articolata offerta di workshop tematici, inseriti nella cornice non solo della splendida cittadina ligure ma dell’energia del grande gruppo, ci sosteranno nel fare emergere e praticare una capacità di ascolto che ci permetta di sentire più in profondità le persone e le situazioni intorno a noi.

Man mano amplieremo il nostro ascolto interiore in una percezione del mondo più vasta e comprensiva, inizieremo inevitabilmente a scoprire realtà finora sconosciute, ad esplorare di conseguenza modi di essere alternativi e a dare più forma al fluttuare caotico della nostra vita.

Vediamo più da vicino in cosa consiste questa esperienza.

Piccolo indice della pagina:

Innanzitutto

perché proprio un seminario residenziale?

I gruppi residenziali, chiamati in gergo “Maratone”, rappresentano una modalità di lavoro di gruppo che consentono una più profonda immersione nel lavoro gruppale: l’uscita dal contesto esistenziale abituale permette di guardare con maggiore nitidezza i nostri comportamenti e le nostra modalità di relazione con noi stessi e con gli altri. Il gruppo residenziale è un grande laboratorio sperimentale il cui fenomeno al centro dell’osservazione siamo noi stessi: quali paure e ansie mettiamo subito in campo? Quali maschere sociali utilizziamo? Cosa temiamo di più? Siamo pronti ad aprirci alle novità? Sappiamo divertirci e provare piacere nello stare con gli altri?

Un’altra componente indispensabile di questa esperienza è che si tratta di un piccolo viaggio: La metafora del viaggio è usata in tutte le culture per descrivere la vita e la ricerca del suo significato. Un residenziale di questo tipo, anche se di breve durata, rappresenta per molti una grande sfida nell’assumersi la responsabilità di mettere in atto quei cambiamenti necessari per aprirsi al nuovo e alle ricchezze che la vita può offrirci.

Le proposte e gli esercizi rappresentano vere e proprie “pratiche” per perseguire alcune attitudini esistenziali da esportare nello stile di vita abituale:

Praticare il presente: riprendere i sensi

  • Allenare la nostra capacità di essere costantemente consapevoli ( continuum di consapevolezza) all’ambiente interno ( sensazioni, emozioni, percezioni, fantasie) ed esterno a noi
  • Allenare la nostra capacità ad assaporare le cose per come sono, nel loro fluire, cercando di svincolarle dalle aspettative, create dalle esperienze passate, e dalle pretese verso noi stessi e gli altri di come dovremmo essere

Sviluppare fiducia

  • Allenarsi nel coltivare un senso di fiducia nei processi di cui noi siamo solo una piccola parte
  • Allenarsi nell’apertura e nella disponibilità a stare con quello che accade a noi e agli altri, ad incuriosirsi, ad osservare e ad apprendere da ciò che di misterioso accade nell’interazione delle persone che avviene unicamente nel momento presente e che non può essere determinato in anticipo.
  • Scoprire su cosa possiamo fare affidamento dentro di noi per affrontare le novità e le situazioni per noi sfidanti
  • Aprirsi alla pienezza del momento presente
  • Scoprire che nel nostro animo esiste un nucleo fondamentalmente sano e degno di fiducia e che le nostre intuizioni, quali echi profondi dell’attualità del momento, la meritano pienamente

Metterci alla prova, sfidarci

Cambiare è come tracciare nuovi sentieri all’interno di vaste distese d’erba: non basta attraversale una volta sola! L’indomani gli steli d’erba si rialzano e le tracce del nostro passaggio saranno pressoché scomparse. Il cambiamento prevede una pratica. Occorre ripercorrere e ricalpestare con costanza lo stesso tracciato fino a creare un solco definitivo, una strada appunto. I neuroscienziati hanno dimostrato che questo vale anche per il nostro cervello. Egli è pigro e tende a gestire il mondo creando abitudini. Alcune abitudini, ahimè, sono però disfunzionali perché ci fanno reagire in maniera automatica e rigida. Così se siamo convinti che facciamo una brutta impressione e non saremo accettati, mettiamo in atto comportamenti che produrranno proprio gli effetti che più temiamo. Chi vuole evolvere si mette consapevolmente in situazioni sfidanti per allenare il proprio cervello e cablare al suo interno nuovi percorsi costruiti attraverso esperienze che contraddicono le esperienze passate. Il tempo del residenziale, quindi, rappresenta un vero e proprio laboratorio in cui esercitarsi a mettere in pratica le consapevolezze ed i cambiamenti che all’interno dei nostri percorsi terapeutici abbiamo inteso che occorre attuare. In Gestalt si parla di “messa in azione”, ovvero di ricreare una dimensione in cui praticare sperimentalmente il cambiamento che vogliamo essere.

Scrive Quattrini (2011): “ un gruppo di psicoterapia in chiave fenomenologico-esistenziale è un gruppo strutturato nell’ottica del cambiamento dei comportamenti disfunzionali dei suoi membri, con l’aspettativa di un miglioramento della qualità della loro vita: questo implica di conseguenza lo sviluppo di una capacità di stare insieme agli altri in modo soddisfacente. (…) Nella terapia di gruppo la collettività è luogo di esperienza e sperimentazione di funzionalità e valore.”

Coltivare il gusto esotico ed estetico nelle relazioni

Per avere una vita significativa occorre saper coltivare il gusto estetico perché, citando sempre Quattrini(2011) “ la bussola della vita non può essere semplicemente un codice morale. Se si vuole dipingere, è poco probabile che si riesca a fare qualcosa di bello limitandoci a studiare i testi sull’uso del colore: ugualmente, limitandoci a rispettare le regole è poco probabile che quanto si ottiene sia più di un esercizio, rigido e senza vita. Orientarsi nel mondo con la sola morale sarebbe come entrare in una casa, spazzare il pavimento, pulire e mettere tutto a posto: se la casa era brutta, resta comunque brutta; pulita invece che sporca, ma comunque di scarso valore estetico. Il fatto è che le interazioni tra gli esseri umani non di rado sono prive di vita: in una metafora artistica è come se fossero scarabocchi invece che opere vive. La qualità della vita, la qualità dell’interazione con gli altri, la qualità dello scambio: queste sono riconoscibili soltanto col metro etico, estetico, logico. Quando succede qualcosa di buono tra le persone, lo si avverte come interessante, affascinante, meraviglioso: non serve per un paradiso futuro, è qualcosa che ricompensa immediatamente, e per questo il sentire può essere considerato una bussola per l’essere al mondo.”

Cosa faremo in pratica?

Il seminario inizia alle ore 18 di venerdì 15 giugno presso l’Oratorio della Parrocchiale (una splendida palestra ospitata da una chiesetta a picco sul mare) in località Costa di Framura e terminerà nello stesso luogo domenica 17 alle ore 14.

A momenti in plenaria, la mattina e la sera, si alterneranno numerosi momenti in cui verranno offerti work-shop e process group in contemporanea al fine di rendere fruibile il lavoro per tutti i partecipanti.

Ecco il programma di massima

Venerdì 15 giugno 2018

Dal primo pomeriggio entro le ore 17.30: Check in all’ Ostello

Ore 18.00-20.30 Plenaria di Benvenuto e attività per conoscersi presso l’Oratorio di Costa

Ore 20.30-22.30 Cena Ludens (Buffet presso l’Ostello di Framura)

Ore 22.30-23.15 Attività della buona notte (meditazione e scrittura)

Sabato 16 giugno 2018

Ore 8.30-9.30 Attività di risveglio al mare o nel bosco ( ci si divide in sottogruppi)

Ore 10.00-12.00 Workshops (si veda programma dettagliato)

Ore 12.00-16.00 Pausa Pranzo libera (in questa fase chi ne ha bisogno può richiedere un colloquio di supporto)

Ore 16.00-18.00 Workshops (si veda programma dettagliato)

Ore 18.45 – 23.00 attività in plenaria verso il mare e cena in spiaggia

Domenica 17 giugno 2018

Ore 8.30-9.30 Attività di risveglio al mare o nel bosco

Ore 10.00-12.30 Process groups (gruppi di rielaborazione dei vissuti condotti dagli psicoterapeuti , composti al massimo di 12 persone )

Ore 12.45-14.30 plenaria e attività rituale conclusiva del residenziale

Di seguito verranno elencate i workshops che verranno replicati sia al mattino che al pomeriggio. Nel form d’iscrizione online potrete esprimere le vostre preferenze.

I gruppi saranno composti tra da un minimo di 6 ad un massimo di 20 a seconda della capienza della stanza di lavoro, e sarà data priorità di scelta in base alla data di adesione.

 

Si dovrà scegliere:

nr. 1 work-shop per il mattino del sabato 16 giugno

nr. 1 work-shop per il pomeriggio di sabato 16 giugno

Workshops (ogni workshop sarà ripetuto sia al mattino che al pomeriggio)

Workshop nr.1 (Ostello o spazio aperto) massimo 12 persone

E-Sé-nziale. Alla ricerca del suono autentico.

Conduce: Miriam Gotti, assiste Annalisa Bossoni, psicoterapeuta

Il suono, fin dall’inizio dei tempi, ha avuto in molte culture un ruolo di guarigione. Come mai? Che accade? Quando muoviamo i suoni qualcosa fiorisce nel nostro interno. Il suono è tanto diretto da rompere tutti i nostri strati mentali, quelli che non ci concedono di accedere alla nostra parte più autentica e spontanea. In questo workshop faremo quindi pratica del suono che viaggia attraverso il corpo. Contatteremo quella voce che quando eravamo bambini si librava nell’aria senza blocchi né costrizioni, attingendo direttamente alla sorgente della nostra qualità energetica. E tu? Hai mai incontrato la tua vera voce? Hai mai scelto di bere alla tua fonte? Ti sei mai ascoltato attraverso il tuo “terzo orecchio”? Ricordi che significa “librarsi nel vento”?

 

Workshop nr.2 (Oratorio di Costa)

Back Body. Cosa c’è dietro di te? L’ascolto profondo attraverso la Soul Motion.

Conduce: Marcella Panseri, assiste Patrizia Pascucci, Psicoterapeuta

Nella Soul Motion, una pratica di movimento consapevole, c’è una particolare forma di ascolto consapevole che chiamiamo: BACK BODY. Siamo tutti essere visivi, usiamo il senso della vista più di tutti gli altri, guardiamo in un’unica direzione, spesso ci fissiamo o ci focalizziamo su un solo aspetto di noi stessi o di quello che succede attorno a noi. Spesso non riusciamo ad uscire da uno schema, da un’aspettativa, da un giudizio, anche da una routine che ci sta facendo male. Sviluppare la percezione del BACK BODY ci permette di allargare, espandere la visione di noi stessi e di ciò che ci circonda. Ci permette di esplorare gli altri sensi, di sentire anche quando non vediamo, sentire con gli occhi morbidi, che per noi sono gli occhi che nella danza non fissano, ma includono e percepiscono. Ricontatteremo e riattiveremo l’istinto, l’intuizione profonda del nostro corpo per connetterci con la nostra saggezza più autentica. Quella che non può mentire. E cercheremo di fidarci di questo corpo risvegliato e di quello che ha da dirci, accogliendo quello che c’è. Nel momento in cui c’è. Faremo un’esplorazione di cosa succede quando usiamo il terzo orecchio, quando guardiamo con il BACK BODY, quando la percezione del corpo è così presente che è in grado di sentire il respiro dell’anima, i sussurri del cuore, le connessioni. E faremo tutto muovendo il corpo, lasciando fluire e scorrere l’energia.

Info pratiche:

se il pavimento non sarà freddo balleremo a piedi nudi, ma meglio portare calzini antiscivolo o scarpette da danza/ginnastica. Vestitevi comodi e a strati, a volte si suda molto, a volte si ha freddo. E per chi ha capelli lunghi, il mio consiglio è di provare a non legarli, a lasciarli liberi pure loro di andare dove vogliono. Munirsi sempre di acqua.

 

Workshop nr. 3 (Ostello o spazio all’aperto) max 12 persone

Photolangage: dall’immagine allo sguardo, dalla parola al racconto, dal rispecchiamento all’ascolto profondo di Sè

Conduce: Dott.ssa Diana Avellino

Ogni immagine può assumere un valore simbolico. Ad una parte iconografica ben visibile  di significato inequivocabile e oggettivo, in realtà sono collegati una molteplicità di sensazioni, associazioni emotive e pensieri assolutamente soggettivi. Improvvisamente un’immagine si trasforma in un ponte, una canale comunicativo ed espressivo della nostra interiorità, spesso inconscia.

Nel workshop utilizzeremo immagine fotografiche quale supporto mediatore per esprime il proprio mondo interno in una dinamica di gruppo dove vivere il confronto e sperimentare l’incredibile variabilità dei punti di vista, in un clima di non giudizio.

Come stare seduti in cerchio attorno ad un fuoco, ciascuno di noi osserverà lo stesso fuoco, ma ciascuno lo vedrà da una posizione differente, in un cerchio dove non esiste una prospettiva giusta o sbagliata o migliore delle altre.

Divenire consapevoli della soggettività dell’altro e accoglierla è il primo passo per essere davvero sintonizzati nelle nostre relazioni interpersonali ed anche con noi stessi, perché esplorando l’altro come uno specchio possiamo scorgere anche parte della nostra interiorità.

 

Workshop nr. 4 ( Ostello o luogo in Natura) Massimo 10 persone

Profumo di me – Le percezioni sensoriali tra ricordi del passato e memorie del presente

Conduce: Cristina Paruta, assiste Francesco Panzeri, Psicoterapeuta

In origine, le pratiche di guarigione erano collegate al potere della parola: una parola ritmica, musicale, saturata di immagini. Il malato doveva ascoltare, rileggere e ripetere le formule e le parole del guaritore, per ingerirle e digerirle proprio come se fossero farmaci. La cultura attuale, al contrario, continua a separare le pratiche della parola da quelle del corpo. Così anche la scrittura viene spesso etichettata come un linguaggio cerebrale, astratto e legato al giudizio razionale che analizza e censura. La scommessa della scrittura autobiografica è proprio quella di rifondare la comunicazione linguistica per renderla viva, autentica e personale. In altre parole, si vuole provare a restituire il corpo alla parola perché soltanto quando prende la forma delle nostre percezioni e delle nostre emozioni, la parola cura.

La memoria sensoriale è il primo stadio della memoria, le informazioni che raccogliamo dall’ambiente in cui siamo immersi sono conservate per brevi periodi di tempo e poi si trasformano in ricordi. La creazione di un ricordo comincia quindi sempre con la sua percezione che può essere di natura visiva, olfattiva, tattile, uditiva È dalle memorie sensoriali che inizia l’esplorazione della propria storia perché attingendo ad essa il corpo costruisce pensieri e parole.

Proveremo quindi a giocare con le memorie sensoriali delle diverse stagioni della vita e a far riaffiorare ricordi antichi e recenti sollecitando i nostri sensi e rievocando liberamente quando abbiamo visto, toccato ascoltato, annusato, assaggiato.

 

Workshop n.5 (luogo al chiuso o in natura, partenza ore 9.30 e il pomeriggio ore 15.30) Massimo 12 persone

Duri d’orecchi. Cosa non voglio sapere di me e dell’altro

Conduce: Gloria Volpato, assiste Alessandro Radice, Psicoterapeuta

Cosa non voglio ascoltare di me? Cosa ancora non voglio proprio conoscere? A quale verità non mi voglio arrendere? In che modo evito di guardare in faccia alla realtà della mia vita e delle mie relazioni? A cosa sono aggrappato? Quale ferita sto difendendo? Quale paura non voglio affrontare dentro le mie relazioni? Cosa non voglio accettare di me o dell’altro? Affronteremo le nostre parti dure e rocciose e proveremo a scalfirle attraverso la forza delle acque in moto perpetuo della nostra anima.

 

A chi è rivolto?
  • a tutti coloro che stanno frequentando un’attività di psicoterapia presso il Centro Divenire
  • a coloro che hanno fatto un percorso psicoterapeutico in passato e che vogliono fare un po’ di “manutenzione”

I familiari o amici che non hanno in essere, o non hanno avuto alcun rapporto di cura con Il Centro Divenire sono esclusi dalla partecipazione anche nelle ore serali o disponibili del residenziale, questo per permettere a chi lo frequenta di avere due giornate da dedicarsi senza dover configgere con dinamiche estranee al processo di terapia residenziale in atto

 

Quanto costa?

La quota di partecipazione al seminario residenziale è di € 200 (imposte incluse)

Sono esclusi dalla quota il viaggio e i pasti. ( Ai partecipanti, previa accettazione della condivisione dei proprio indirizzo email, verrà data l’opportunità di contattarsi prima della partenza per organizzare le macchine e diminuire i costi di viaggio, oltre che essere più ecologici! Un’opportunità per iniziare a conoscersi prima dell’inizio del residenziale)

E’ possibile avere al prezzo di pochi euro a persona la cena grazie ad un servizio di catering presso l’ostello il venerdì sera. I restanti pasti, colazioni escluse, saranno gestite in autonomia e prevalentemente al sacco. Presso l’Ostello è presente un grande frigorifero a disposizione degli ospiti e degli iscritti al residenziale.

IMPORTANTE: La QUOTA, PER OVVI MOTIVI ORGANIZZATIVI, NON POTRA’ ESSERE RIMBORSABILE QUALORA SI RINUNCI ALLA PARTECIPAZIONE

 

Dove andiamo? In quali strutture saremo ospitati?

Andremo al mare e precisamente nel Borgo di Framura, in provincia di La Spezia. Framura è raggiungibile in tre ore di auto da Bergamo oppure in treno.

Abbiamo scelto questo luogo per le sue caratteristiche naturali: a Framura, il tempo sembra essersi fermato agli anni ’50! I piccoli borghi che dominano il mare, gli orti che digradano sino alle spiagge, le scalinate , i sentieri e l’assenza dell’Aurelia, ha permesso che questo borgo non fosse deturpato come è successo altrove in Liguria.

Le spiagge sono di sassi e ghiaia, e si raggiungono esclusivamente a piedi, per cui sarà importante portarsi scarpe comode, tipo trekking leggero, scarpette per fare il bagno e zainetti per trasportare i teli, i l ricambio ed i pranzi/cene al sacco: alcune attività saranno in riva al mare!

Abbiamo riservato per noi l’Ostello La Perla del Levante e gli spazi dell’oratorio della Parrocchiale in località Costa di Framura.

E’ vivamente consigliato, per vivere a pieno l’esperienza, ma non obbligatorio, il pernotto presso l’ostello che ospita fino a 25 persone. Chi lo desidera può alloggiare presso altre strutture ricettive della zona e poi raggiungere l’ostello per partecipare alle attività previste.

Potrete prenotarvi un letto presso l’ostello direttamente nel form di iscrizione. Il costo per due notti (venerdì e sabato), comprensivo di colazione, biancheria letto e bagno, va dai 44€ ai €60 a seconda della sistemazione:

Camera matrimoniale con bagno € 60

Letto in camera da 4 posti € 55

Letto in camerata da 8 e 5 letti € 44

I posti sono disponibili fino ad esaurimento. Il pagamento verrà effettuato direttamente all’Ostello alla registrazione. Per motivi organizzativi, in caso di rinuncia, il posto prenotato andrà comunque saldato.

Coloro i quali, invece volessero una sistemazione alternativa, oppure per chi dovesse restare escluso dall’ostello a causa dell’esaurimento posti ecco qualche riferimento di struttura ricettiva al quale dovrete prenotarvi autonomamente:

Molti altre strutture sono disponibili a Framura, e potrete trovarle in internet o sul sito www.framuraturismo.it. Noi abbiamo preferito segnalarvi le strutture che comportino la convivialità nel rispetto del tema del ritiro residenziale.

IMPORTANTE: per ovvi motivi organizzativi, in caso di rinuncia la quota di prenotazione delle due notti in ostello non potrà essere rimborsata

 

Come organizziamo il viaggio?

Una volta iscritti, verrà redatta una mailing list attraverso la quale potreste organizzare le auto, chiedere un passaggio, organizzare il viaggio in treno. Anche questa attività sarà un modo per cominciare a socializzare e ad esercitare le vostre competenze di autosostegno!

A Framura gli spostamenti in auto sono molto complicati a causa , come prevedibile, della scarsità dei parcheggi. Se siamo fortunati la navetta che fa spola tra i vari borghi e le spiagge inizierà con gli orari estivi, quindi più frequenti, proprio a partire dal we in cui arriviamo noi. Framura insegna a camminare e soprattutto a raggiungere con tempi lenti e rilassati le spiagge. Anche questo aspetto ambientale è un ingrediente fondamentale di questa esperienza. Vi suggeriamo, di portare bagagli ridottissimi e di utilizzare uno zaino perché l’ostello si raggiunge con una scalinata e non vi si accede direttamente in macchina. Non faremo cene di gala, bensì cene in riva al mare, per cui un paio di jeans, due costumi , due magliette, un maglione e una giacca par l’acqua sono più che sufficienti!

Quali sono gli orari di inizio e fine del residenziale?

Noi saremo all’ostello ad aspettarvi a partire dalle ore 17.

 

Come mi iscrivo?

Compila il form online in tutte le sue parti. CLICCA QUI. Riceverai successivamente per mail le istruzioni per procedere al pagamento

Anche chi ha già pagato il residenziale, perché compreso in alcuni percorsi, deve iscriversi?

Si perché deve comunicare i workshop a cui aderire ed eventualmente scegliere la sistemazione all’Ostello, oltre a dare la disponibilità ad essere contattato per organizzare il viaggio

Per ulteriori informazioni scrivici a info@centrodivenire.net

BUON RESIDENZIALE A TUTTI!

 

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