Tradimento

“Non si dà amore senza possibilità di tradimento, così come non si dà tradimento se non all’interno di un rapporto d’amore. A tradire infatti non sono i nemici e tanto meno gli estranei, ma i padri, le madri, i figli, i fratelli, gli amanti, le mogli, i mariti, gli amici. Solo loro possono tradire, perché su di loro un giorno abbiamo investito il nostro amore. Il tradimento appartiene all’amore come il giorno alla notte”1

Il tradimento, come dice Galimberti, è un’esperienza inevitabile per chi ama. Esso non ha necessariamente a che vedere con l’esperienza comunemente associata dell’amato/a con un altro/a, bensì con la fase successiva all’innamoramento.

In quella fase, che può durare da alcuni mesi ad alcuni anni, abbiamo visto il partner nell’unica dimensione della sua “luce”. Il tradimento, invece, altro non è che un momento di delusione, in cui l’amato o l’amato mostrano la loro ombra.

Certo in alcuni casi veniamo a sapere di una relazione “extra”, ma in altri si tratta di attività professionali che prendono sempre più spazio o malattie psicosomatiche che impediscono al partner di partecipare attivamente alla vita di coppia, o di uno sport e così via.

L’esperienza del tradimento è l’esperienza traumatica della “cacciata dal paradiso” dove pensavamo di stare con il nostro partner idealizzato.

Essa segna il passaggio da un amore cieco ad un cieco odio: sia nel primo che nel secondo caso, infatti, ci collochiamo al di fuori della realtà, perché non facciamo altro che esagerare il segno “+” o “-” col quale guardiamo il nostro partner, ancora posto nel luogo dei superlativi assoluti: prima era amatissimo, ora è odiatissimo.

Esperienze di questo tipo portano spesso gli individui verso il cinismo oppure ad atteggiamenti che attengono al controllo del partner attraverso l’esercizio di svariate forme di potere, che allontanano dall’esperienza amorosa in Sé.

Attraverso un percorso di psicoterapia di coppia è possibile esplorare lo stimolo creativo presente nel tradimento che richiama la coppia ad essere due individui in relazione e non un individuo fuso nell’altro in una somma uguale a “nessuno”.

Il tradimento, in questo senso, suona come un disperato “io mi appartengo” che scuote la coppia e la invita a riprendere la via del desiderio che non può esistere se ognuno si è annullato nell’altro.

Esso segnala che per troppo tempo i due non sono esistiti come individualità autonome oppure che non hanno mai cominciato a farlo essendo ancora invischiati con le famiglie d’origine.

Il tradimento invita la coppia a prendere coscienza di quanto o quanto poco siano progrediti grazie al rapporto, esso segnala dolorosamente la menzogna in cui vivono.

In cosa consiste la menzogna? I due si pensano “connessi” in un rapporto di intimità, ma nella realtà manca ancora un vero e proprio contatto con l’Altro. I due hanno paura dell’Altro, di ciò che è estraneo e incerto e che il tradimento mette, come abbiamo detto, dolorosamente in figura. I due evitano la tensione del desiderio per non incorrere nel pericolo di essere feriti o recuperare i vissuti relativi a rifiuti primordiali nell’infanzia.

Il tradimento arriva come un fulmine a scuotere il sonnacchioso equilibrio, ad abbattere con un’unica spinta il castello di carte costruito fino a quel momento.

“Soltanto se si accetta il cambiamento dell’altro e lo si accoglie come una sfida a ridefinirsi e a ridefinire la relazione, il tradimento non è più percepito come tale. Ma ridefinirsi è difficile, così come accettare il cambiamento” (ibidem, pag.105). In questo senso la psicoterapia di coppia rappresenta una valida opportunità per esplorare la “verità” e l’autenticità che chi è tradito non vuol mai vedere al fine, da una parte, di evitare la via del risentimento e della vendetta e, dall’altra, di incontrare realmente l’Altro attraverso una conoscenza più autentica di noi stessi.

Si tratta, in altre parole, di affrontare un “percorso di Risveglio” attraverso il quale incontrarsi in una silenziosa profondità dove ciascuno è Altro ed Estraneo.

1 – U. Galimberti, Le cose dell’Amore, Feltrinelli, Milano, 2004, pag.99

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