Il bambino ritrovato

L’uomo non smette di giocare perché invecchia,

ma invecchia perché smette di giocare.

George Bernard Shaw

Gruppo ludico per adulti, per alimentare il piacere di vivere

Conduce la Dott.ssa Miriam Gotti

presso il Centro Divenire

 

Il bambino ritrovato - Centro DivenireLe pubblicità e le immagini sui social media ci ritraggono quasi sempre in atteggiamenti divertiti: guidare la nostra macchina nuova è un gioco, come l’acquisto di una casa o la pulizia del pavimento. Le nostre vacanze sono in posti incantevoli con persone che amiamo e con cui ci divertiamo da morire.

Queste immagini sono fedeli alla realtà? Sappiamo davvero goderci la vita ed essere contenti di noi stessi? Siamo davvero così felici come facciamo credere di essere? La risposta è evidentemente no.

Scrive Lowen (1970) né il PIACERE: “ L’ossessione per il divertimento tradisce un’assenza di piacere”

Dietro ad una maschera di spensieratezza nascondiamo spesso un grande senso di vuoto e di precarietà per cui è sempre più difficile sentirsi dentro la nostra esperienza di vita.

Questo progetto vuole proporre agli adulti una strada ludica per ritrovare il piacere del proprio sentirsi vivi nel presente.

Il gioco per un bambino non è divertimento ma un lavoro serio a cui si dedica anima e corpo edal quale trae un piacere profondo grazie all’espressione di sé. Questa attività comporta un alto grado di immaginazione: simulare e fingere indica che il bambino vive prettamente nel suo vasto mondo interiore dal quale attingere.

Essendo relativamente libero da responsabilità e pressioni, la sua immaginazione riesce a trasformare ciò che lo circonda in un mondo fantastico che offre opportunità illimitate alla creativa espressione di sé.

Questa attitudine in molti adulti tende a restringersi ed in alcuni è pressoché assente. Così emergono sofferenze di vario tipo che hanno tutte a che fare con l’assenza del piacere nella propria vita e con tentativi inefficaci di compensare questa assenza con comportamenti che portano inevitabilmente a produrre insoddisfazione, mancanza di senso e gioia. Non è un caso che un’altra pietra miliare della psicoterapia, Eric Berne fondatore dell’Analisi Transazionale, sia il testo “A CHE GIOCO GIOCHIAMO?” ( 1964).

In questo testo l’autore definisce con la parola “gioco” comunicazioni ripetitive nelle relazioni che fanno sperimentare sensazioni spiacevoli ai giocatori. Si tratta evidentemente di giochi patologici, modalità di interazione che implicano sempre una disconferma di sé e dell’altro.

La ricerca del divertimento può in tal senso sfociare in un bisogno di fuggire dai problemi, dai conflitti, dai sentimenti intollerabili, in ultima analisi, da noi stessi. Ecco perché spesso il divertimento è associato all’alcol, al consumo di droghe, al gioco d’azzardo e alla promiscuità sessuale.

L’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare. (George Bernard Shaw)

Se allora passiamo molto tempo a procurarci soddisfazione in maniera inadeguata, perché non permetterci un momento di gioco autentico in cui darci il permesso di ritrovare uno spazio per spogliarci dei nostri ruoli e dalle nostre maschere quotidiane?

Questo progetto, nasce dalla convinzione profonda che senza piacere non può esserci creatività e vice versa. Molto difficoltà esistenziali nascono proprio dall’incapacità delle persone di essere creative, di interrompere i giochi patologici e immaginarsi diversamente.

Esso nasce dal desiderio di offrire uno spazio tutto dedicato agli adulti per alimentare e in alcuni casi, ri-animare, la nostra sensibilità a noi stessi e agli altri, perché una persona viva è sensibile alla pulsione creativa ed espansiva che è in ognuno di noi.

“L’uomo è pienamente tale solo quando gioca”, dice Schiller, perché si ritrova e si conosce. Giocando, infatti, ogni individuo riesce a liberare la propria mente da contaminazioni esterne, quale può essere il giudizio altrui, e ha la possibilità di scaricare la propria istintualità ed emotività.

Ritrovare il nostro essere bambini, è la strada per ritrovare il nostro adulto fortificato. Nel gioco troviamo l’aspetto del magico, il simbolico, l’avventuroso, il creativo, il fantastico e il reale. Spesso è difficile scinderli, in quanto interagiscono fra di loro. Il gioco è la massima espressione della dimensione immaginativa, creativa e fantastica che permette la manipolazione e l’elaborazione della realtà. E’ consapevolizzare il proprio mondo interiore e quello esteriore, incominciando ad accettare entrambe le realtà, diventando intelligenti e cercando passaggi e soluzioni inattese.

 

In pratica cosa faremo?

Si tratta di un ciclo di incontri in cui andremo ad esplorare il corpo, la voce, la capacità immaginativa, collaborativa, cercando di superare imbarazzi e lasciare che quel gioco bambino possa tornare alla luce in forma leggera e ludica.

Attraverso tecniche teatrali e il gioco guidato o spontaneo, passeremo attraverso molti modi diversi di giocare e stare insieme in relazione.

Alcuni giochi abbisognano di sviluppare fiducia, altri affinano l’osservazione di sé e degli altri, altri concedono l’ esplorazione corporea e il contatto, alcuni attivano la parte creativa attraverso l’ improvvisazione in un tempo presente, esistono giochi sensoriali, giochi di ruolo, giochi cooperativi, giochi avventurosi e noi andremo a cercarli, costruirli insieme, abitarli.

C’è tanto di noi nel nostro modo di giocare.

L’attività è aperta a tutti quanti, perché tutti un tempo siamo stati pienamente bambini.

Vestiti comodo, per darti la possibilità di stropicciarti e rotolarti, come da piccoli avevamo tanto desiderio di fare.

 

Per informazioni relative al percorso 2017 consultare Il Bambino ritrovato – Percorso 2017

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