“Odiare è facile. L’ altro come potenziale nemico.” una breve sintesi della conferenza tenuta il 5 aprile 2019

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La conferenza di venerdì 5 aprile del Potere del Sentire ha avuto come ospite il Dottor Luigi Zoja, psicanalista che ha lavorato a Milano, Zurigo e New York. È stato presidente del CIPA (Centro Italiano di Psicologia Analitica), presidente della IAAP (International Association for Analytical Psychology), l’Associazione che raggruppa gli analisti junghiani nel mondo, poi Presidente del Comitato Etico Internazionale della stessa. Già docente presso il C.G. Jung Institut di Zurigo, presso l’Università dell’Insubria e attualmente presso la Beijing Normal University (Cina).

Durante la serata, si è cercato di invertire la prospettiva delle conferenze precedenti – che erano incentrate su come ci si possa sentire stranieri verso gli altri- e lo si è spostato su come ognuno di noi possa far sentire l’altro un estraneo. L’esperienza insegna che la diffidenza si tramuta facilmente in odio e poi in discriminazione, racconta il professor Zoja, scivolando come su di un piano inclinato.

È più difficile creare confidenza e far germogliare l’amore che cadere nella spirale dell’odio. Questo avviene perché, come ci raccontano anche gli antropologi che, negli anni, hanno cercato di spiegare i meccanismi alla base dei linciaggi e dei pogrom, l’atteggiamento del “puntare il dito contro”, ovvero quello diffidente e accusatorio, confluisce in una sorta di paranoia collettiva.

La paranoia, a differenza di altre patologie psichiche, è contagiosa, ed è anche una caratteristica umana generale: tutti l’abbiamo. Il contagio è forte e veloce perché si innesta su di una caratteristica potenziale presente in ciascuno di noi.

Un altro aspetto che la rende ancora più insidiosa è che l’uomo è un animale. Se pensiamo che il cervello umano è programmato per riconoscere al massimo cento volti – all’incirca quelli che una volta erano gli abitanti di un villaggio – possiamo comprendere quanto sia difficile per l’uomo della metropoli sentirsi al sicuro. Riconoscere i volti ci permette di identificare il nostro “branco” di appartenenza, la cellula fondamentale dell’animale in natura, funzionale alla sopravvivenza, alla difesa e alla cacciagione. Vivere esposti a migliaia di volti diversi ogni giorno è in contrasto con il nostro istinto animale. Una tale sovraesposizione porta con sé i danni che vediamo in alcune patologie come l’ansia, il panico e la depressione. Ma c’è di più.

Gli antropologi che hanno studiato le società tribali, hanno scoperto che, da sempre, l’uomo attua un sacrificio rituale per “risolvere” una situazione di crisi. Quando il cibo scarseggia, ad esempio, la tensione all’interno del villaggio aumenta e la pace si incrina. È necessario trovare un colpevole contro cui puntare il dito e espellerlo per ristabilire l’equilibrio e l’armonia fra i suoi abitanti. Così funzionano le società umane da sempre.

L’esempio storico più lampante di paranoia collettiva contro una minoranza è stato lo sterminio degli ebrei messo in atto da Hitler. Gli ebrei erano visti come il male, come i portatori di qualcosa di sporco da cui proteggersi e la collettività se ne è velocemente convinta, perpetuando quella paranoia iniziale messa in atto dal Fuhrer che, con un’operazione semplice quanto atavica, ha trovato nella popolazione ebraica il colpevole della crisi che la Germania stava vivendo dopo la Prima Guerra Mondiale, l’inflazione e il grave dissesto economico.

Interessarsi agli sviluppi della paranoia collettiva è importante per interrogarci e rispondere alla domanda su quale responsabilità abbia la società in certi avvenimenti di natura discriminante e xenofoba. Se la paranoia funziona per contagio, è vero che ognuno di noi può sempre decidere in ogni momento, per via di quella fondamentale caratteristica dell’uomo intelligente che è il libero arbitrio, da che parte stare, ovvero dissentire da un gruppo che sta discriminando qualcuno in maniera ingiusta.

Quando una folla è fomentata, ad esempio negli stadi, le persone non si domandano più per cosa stanno esultando o contro chi stanno urlando e perché. È quanto di più pericoloso una società che si ritiene evoluta possa mettere in atto. In un momento storico come quello attuale, in cui la società è sempre più “fredda”, perché gli individui sono sempre più incapaci di esprimere quotidianamente le proprie passioni, tale pericolo è ancora più incalzante perché le passioni, represse, hanno bisogno di trovare un’uscita, una valvola di sfogo.

Bisogna dunque mettere in atto un esame di coscienza che parta dal singolo individuo, chiamato a rispondere delle proprie azioni autonomamente. È necessario continuare a lavorare su sé stessi che è anche il percorso che si fa in terapia.

Se pensiamo, ad esempio, che, secondo uno studio dell’”Agenzia Europea per l’Ambiente”, muoiono ogni anno mezzo milione di persone per l’aria inquinata, contro chi dovremmo puntare il dito?

Prossimo appuntamento Venerdì 24 maggio 2019 ore 20.30 con dott.ssa Gloria Volpato, psicologa, psicoterapeuta, Auditorium di Ranica con la conferenza dal titolo Quando l’altro fa male. L’estraneità, l’amore, l’amicizia e la fratellanza.

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