“Depresse non si nasce.” una breve sintesi della conferenza tenuta il 22 marzo 2019

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Ospite alla conferenza di venerdì 22 marzo, è la dottoressa Paola Leonardi che da anni si occupa di salute delle donne e di depressione. Dopo la laurea in Sociologia, si è specializzata in Psicologia di Genere. Ha poi completato la sua formazione con un percorso eclettico e originale, partecipando a seminari sulla depressione con i socio-epidemiologi George W. Brown e Tirril Harris e sulla memoria emozionale con Claudia Rainville. Ha fondato il “Centro Autostima Donne” a Piacenza e a Milano.

Dopo una lunga esperienza in ambito psichiatrico, Paola Leonardi si è accorta che la maggior parte dei disagi espressi dalle donne, li percepiva lei stessa e così ha imparato a distinguere una piccola percentuale di depressione patologica dalla stragrande maggioranza delle esperienze depressive che coinvolgono quotidianamente le donne, che spesso chiamiamo depressione ma che sarebbe più corretto chiamare ‘disagio quotidiano’.

Il disagio quotidiano è quel sentimento causato dal disvalore che, ancora oggi, nella società si conferisce al femminile inteso genericamente, cioè come qualità dell’anima, che può essere presente sia negli uomini che nelle donne. I diritti sono egualitari ma non il valore che ognuno di noi ha dentro le sue corde più profonde in riferimento al proprio femminile, come eredità di un lontano passato costruito sul primato del potere patriarcale.

La logica del potere, così estranea dal centro di gravità femminile, che è più incentrato sulle relazioni, è già di per sé un fattore stressante nella vita delle donne, che spesso non riescono a dare valore alla loro natura femminile. Vivere in un mondo ancora governato da logiche così distanti provoca un forte disagio che, spesso, viene percepito come malattia, ma il più delle volte non lo è affatto.

La depressione, paradossalmente, può invece essere rappresentata come una forma di sollievo messa in atto dalle donne, quando hanno bisogno di mettere l’anima sotto ghiaccio, per scordarsi dei propri doveri e delle proprie sofferenze emotive – perché anche la vittimizzazione è un meccanismo tipico femminile ereditato da un lontano passato – e riprendere fiato. A fare le spese di quel che accade alle donne nella società è la loro autostima, calpestata costantemente. Inoltre, il desiderio di una donna spesso è soffocato, la donna è oblativa, la sua passività gode di un’incondizionata accettazione da parte della società e questo fa sì che lei perda le sue doti assertive, le reprima, richiudendole in un cassetto. E, si sa, quando non si trova la possibilità di esprimersi, si finisce per deprimersi. È proprio partendo da questa premessa che la depressione, ovvero i periodi di “disagio quotidiano” diventa qualcosa di utile, un utile meccanismo di incubazione, necessario a recuperare il proprio status interno. Bisogna ripescare dentro di sé il proprio valore, ascoltare cosa è andato storto e quale lutto è necessario attraversare. Molto spesso un momento di depressione è un passaggio ad uno stadio più maturo di consapevolezza, in cui si recupera una nuova e talvolta dolorosa verità su quello che sta accadendo nella propria vita.

Ritrovare la strada del proprio desiderio è la prima tappa fondamentale per la ripresa. Ecco alcune domande da fare a sé stesse per rendersi più consapevoli:

  • Come esprimo la mia sana aggressività?
  • Ho imparato a perdonarmi?
  • Quanto tempo ho per me?
  • Che figlia mi sento?
  • Sono in grado di provare gratitudine per le mie figure femminili di riferimento?
  • Che donna mi sento rispetto alla mia espressività?
  • Sono capace di non vergognarmi quando sono depressa?

Alcune di queste si riferiscono al rapporto che ciascuna donna ha sviluppato dentro di sé con il proprio femminile di riferimento, che qualche volta può essere stato interiorizzato come negativo, spregevole, proprio a causa di una mentalità eccessivamente patriarcale. La Leonardi prova a rispondere a quelle domande con un volume che ha pubblicato per Franco Angeli nel 2016, Depresse non si nasce… si diventa. 12 tappe per trasformare la depressione in risorsa e ritrovare l’autostima.

Quando ci si sente emotivamente scariche o depresse è utile ritrovare quei rapporti che sono nutrienti e significativi per potersi esprimere e buttare fuori i propri disagi interiori. È molto significativo recuperare la dimensione di relazione dello scambio fra donne, il cui potere è spesso sottovalutato, e che è utile solo a patto che sia basato su una relazione autentica e di nutrimento. Sapere di poter contare su un’altra donna che è in grado di ascoltare le ansie o la tristezza è di grande aiuto. Sostare nella dimensione del proprio femminile è di grande sollievo quando nel mondo esterno è impedito farlo.

Una donna che vuole maturare deve attraversare il proprio deserto interiore, ovvero le zone che sono rimaste aride e non nutrite dentro di sé a causa di una mentalità svalutante. Significa guarire da quel disvalore che si porta dentro e usare il proprio motore interno che parte dal desiderio.

Infine, un consiglio di lettura da parte della dottoressa Leonardi. Per approfondire il tema del deserto interiore e della ricerca delle proprie risorse per attraversarlo, può essere una buona lettura il romanzo di Muriel Barbery L’eleganza del riccio ( e/o edizioni, 2006).

Prossimo appuntamento Venerdì 5 Aprile 2019 ore 20.30 con il dott. Luigi Zoja, psicoanalista, saggista, presso Auditorium collegio vescovile Sant’Alessandro di Bergamo con la conferenza dal titolo Odiare è facile. L’altro come potenziale nemico.

Centro Divenire

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Centro Divenire. Centro di Psicoterapia Umanistica Integrata.

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