“Guarire la paura” una breve sintesi della conferenza tenuta il 25 Maggio 2018

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Sintesi dell’ultima conferenza “Guarire la paura: trauma e cambiamento” del ciclo “Nati per cambiare – Il Potere del sentire” tenuta dalla dottoressa Volpato, direttrice scientifica del Centro Divenire.

La serata si apre con una domanda: “Chi non ha paura?” Non appena ci confrontiamo con noi stessi, la risposta è scontata perché tutti abbiamo paura ma lo teniamo nascosto, non solo agli altri ma anche a noi stessi. Questo perché utilizziamo buona parte delle nostre energie per non sentire le nostre emozioni, per nasconderle o camuffarle.

Proviamo ad immaginare cosa accadrebbe a noi e alle nostre relazioni se cominciassimo a presentarci raccontando delle nostre paure: sarebbe il primo passo verso la guarigione. Infatti, imparare a riconoscere e poi a gestire le nostre paure è un gesto rivoluzionario perché tutte le nostre scelte sono dettate dalle paure, come sanno bene tutti i venditori.

Per cominciare a guarire la paura, bisogna, prima di tutto, riconoscerle un ruolo determinante nella nostra vita psichica. Mettere in primo piano il pensiero razionale, illudendoci in questo modo di avere il controllo su tutto ciò che ci accade, non è una buona strategia, perché la paura è un’emozione che non si può imbrigliare in risposte razionali o in strategie di rassicurazione. Essa è collegata con i nuclei più profondi del nostro organismo che reagiscono, in modo molto veloce, di fronte a tutto ciò che può minacciare la nostra sopravvivenza. In secondo luogo, è fondamentale esaltare il mistero che ognuno di noi custodisce dentro di sé e provare a comunicarlo, perché riconoscerci nella nostra umanità è già attivare una risorsa fondamentale. Uno dei bisogni più antichi ed essenziali dell’essere umano è infatti quello di “sentirsi parte” di un gruppo. Così, per fare esperienza del mistero che siamo e del carattere fondamentale della relazione, la dottoressa Volpato affida al pubblico un piccolo scrigno celeste che riporta la piccola effige del Piccolo Principe. Il semplice gesto di passarlo al proprio vicino, presentandosi e riconoscendo di avere paura diventa un simbolo potente e crea una sensazione di familiarità e di appartenenza tra i partecipanti.

Si passa poi ad analizzare quali sono le principali paure e come esse si manifestino. Lo snodo centrale è quello di comprendere che esse si manifestano come un’esperienza del corpo e non della mente, come siamo abituati a considerare. Scrive Francine Shapiro: “La paura corrisponde all’emozione del non sentirsi al sicuro” e si manifesta in moltissimi modi. Possiamo sentirci ansiosi quando ci troviamo con persone o in circostanze nuove. C’è chi si sente inadeguato ad affrontare le situazioni, o come se fosse un “impostore”, che teme di essere scoperto da un momento all’altro. Qualcuno è in ansia quando deve sostenere un esame, perché crede, erroneamente, di essere stupido o incapace”.

La paura può affiorare improvvisamente, manifestandosi come un attacco di panico, oppure portarci a vivere in uno stato di ansia cronica. Può scatenarsi, per esempio, a causa di un fallimento o di un rifiuto doloroso, può originarsi da umiliazioni patite a scuola o da problemi domestici ed ecco che, improvvisamente, cominciamo a sentirci sopraffatti da sintomi che non riusciamo a gestire. Non piace a nessuno sentire la propria vita fuori controllo ed il desiderio di ripristinare una certa padronanza, ci porta ad avere una bassa soglia di tolleranza, quindi facilmente ci irritiamo e ci arrabbiamo. Ma è, ancora una volta, partendo dal corpo, dall’osservazione delle sue reazioni, dall’ascolto non giudicante di ciò che sentiamo che arrivano alleati preziosi per prenderci cura di noi.

La paura viene da lontano e i sintomi possono essere i più diversi. Non riusciamo a dormire oppure ci sentiamo sempre assonnati; soffriamo di dissenteria oppure di stitichezza; siamo sempre eccitati e pieni di energia oppure stanchi; ci diamo da fare spingendoci fino all’esaurimento o limitiamo la nostra energia vitale. Spesso, invece che percepire la paura, percepiamo la tensione e la contrazione muscolare e ci rivolgiamo a fisioterapisti, massaggiatori, osteopati per riceverne un temporaneo sollievo. Tali sintomi possono essere permanenti, in caso di paura cronica, oppure possono affiorare quando ci sentiamo vulnerabili o minacciati, in tutti casi non fanno che chiederci attenzione., non sono i sintomi da curare ma il trauma che sta all’origine. La paura e il trauma che la genera sono alla base di molti disagi psicologici perché hanno una profonda influenza sulla nostra vita: possono sabotare le nostre relazioni personali, la creatività, la sessualità, la salute e influenzare il nostro atteggiamento generale verso la vita, noi stessi e gli altri.

Il primo passo per trasformare la paura è diventare consapevoli dei modi in cui reagiamo ad essa ed è il compito centrale di ogni psicoterapia. Il terapeuta e il paziente stabiliscono un’alleanza in cui la prima tappa del percorso è quella dell’osservazione e della consapevolezza dei sintomi. Soltanto in seguito, si può poi iniziare la vera e propria discesa agli inferi da cui scaturirà la guarigione. Vengono portati esempi della letteratura, Dante viene accompagnato nell’inferno da Virgilio, così come il paziente viene guidato nell’esplorazione del suo personale inferno dal terapeuta. Il terapeuta conosce l’inferno perché ci è già stato (per certi versi ci va tutti i giorni con i suoi pazienti) ma non è che ne sia immune, anzi! E’ proprio questo che genera la fiducia che sta alla base dell’alleanza tra paziente e terapeuta. La cura e le speranze di guarigione si basano sul “sentire” e non sul “pensare”, sullo stare in relazione per condividere frammenti di umanità e su ciò che tutto questo può generare. Il processo terapeutico non ha molto a che fare con il pensiero razionale, quello del cervello sinistro, piuttosto usa il cervello destro che genera emozioni e crea immagini. E’ da lì che arriva la cura e la guarigione, le immagini provano a ricostruire l’unità perduta

La conferenza si avvia verso la conclusione e il piccolo scrigno – che ci siamo passati per tutto la durata dell’incontro – ritorna nelle mani della dottoressa Volpato. Dopo aver appoggiato la scatola bene in evidenza, prende tra le mani il libro del Piccolo Principe e ne legge un brano che racconta di mistero, di bellezza e di relazione. Riporta il dialogo tra il pilota che si è perso nel deserto e il piccolo principe. Il successo mondiale di questo classico per l’infanzia è forse fondato su di una metafora potente: è solo nel deserto, cioè nelle situazioni più dolorose e angoscianti, che possiamo fare un incontro che ci cambierà la vita, l’incontro che proverà a riunire ciò che è stato diviso, ossia il pilota, che rappresenta il falso sé, e il piccolo principe che è la personificazione del sé autentico.

Guarire la paura è soprattutto un processo di consapevolezza. Bisogna provare a stare nel deserto, nella sofferenza, fidarsi degli incontri e delle relazioni significative – tra cui quella con il terapeuta – e poi trovare il coraggio di fare esperienza, di esplorare il buio per trovare la luce. In questo modo la paura si trasformerà in una preziosa alleata per scoprire chi siamo e cosa desideriamo.

Prossima conferenza Mercoledì 6 Giugno ore 20.30, titolo La pelle: confine e contatto tra sé e il mondo con la dott.ssa Avellino Dianadott.ssa Bossoni Annalisadott. Radice Alessandro.

Centro Divenire

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Centro Divenire. Centro di Psicoterapia Umanistica Integrata.

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