“Identità sessuali e cambiamenti”, una breve sintesi della conferenza tenuta il 9 Marzo 2018

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All’interno del ciclo di conferenze “Il Potere del Sentire”, organizzate dal Centro Divenire di Bergamo, Venerdi 9 marzo, presso l’auditorium di Ranica (Bg), il Dott. Jimmy Ciliberto, psicoterapeuta vice presidente della Società per lo Studio delle Identità Sessuali, ha tenuto la conferenza dal titolo Identità Sessuali e Cambiamenti. “Diventare noi stessi”, introduce la dott.ssa Gloria Volpato, direttore del Centro Divenire, “è l’obiettivo più importante della nostra esistenza, come diceva il grande psicologo Maslow. Siamo su una buona strada? Troviamo un sostegno ambientale sufficiente, dentro e fuori di noi, a sentire il diritto di essere chi siamo?”. Il Dott. Ciliberto introduce la serata a partire da alcuni importanti chiarimenti sui diversi costrutti che compongono il concetto più ampio di identità sessuale: sesso, genere, orientamento sessuale, tipizzazione sessuale, ruolo di genere, identità di orientamento sessuale, identità sociale di genere. “Sapevate che la vostra identità fosse costruita attraverso tutta questa complessità? Siamo abituati a pensare questi livelli come a dei livelli consecutivi, tant’è che tutti sono considerati etero fino a prova contraria: ho un cromosoma di un certo tipo, nasco con un sesso maschile o femminile, questo comporta il fatto che la mia culla sarà azzurra o rosa, che i giocattoli che mi regalano sono le barbie o le macchinine, che la mia corporatura sia in un certo modo e così via. Ma quando, ad esempio sono maschio e mi interessano le Barbie cosa succede? Notate come le caratteristiche maschili attribuite alle femmine generalmente sono considerate positive, mentre quelle femminili attribuite ad un maschio no. Si può dire quella bambina è testarda come il padre, ma non si può dire quel bambino è sensibile ed empatico come la madre.” Chiarendo che l’orientamento sessuale è quella struttura di desiderio di relazione che connette l’individuo all’altro e al mondo, lo psicologo affronta le specificità delle sfide che devono affrontare le persone omossessuali. La prima consiste nello scoprire di non essere previsti. A differenza di altre minoranze, le persone omosessuali, bisessuali e trans, sono spesso considerate “colpevoli” della loro diversità. Essi sono imprevisti ai loro stessi occhi, nemmeno loro si aspettavano di scoprire la propria omorelazionalità. Nascono e crescono in famiglie che non li prevedono e spesso all’inizio non li accolgono per questo loro essere, non c’è gratitudine, gioia, progetto, benedizione per la loro diversità, che è parte costitutiva. “Chi vorrebbe un figlio gay?”, provoca la dott.ssa Volpato prendendo le parti della persona comune, “la persona omosessuale, si colpevolizza spesso per la sofferenza che potrebbe causare nei suoi cari. Per questo motivo li tiene all’oscuro. Le ricerche dimostrano che i familiari sono sempre gli ultimi a sapere dell’omosessualità del figlio o del parente. L’ Omosessualità può essere vissuta come arresto dello sviluppo famigliare, tanto che molti vogliono provare prima a soddisfare tale percorso, a costo di dissimulazioni e doppie vite. La notizia dell’omosessualità del figlio richiede una rielaborazione della pluralità delle forme di vita e di realizzazione di sé, e non tutti hanno gli strumenti e la disponibilità interiore a farlo. La seconda sfida è affrontare gli stereotipi e la cosiddetta omonegatività: sentirsi fuori dai confini della dignità naturale dell’essere maschio o femmina. Queste persone partono soli, esistenzialmente e socialmente, anche se meno che in passato. Sicuramente è più difficile in provincia che nelle grandi città. L’orientamento omo non si vede, quindi viene rinforzata la possibilità di nasconderlo”. La  conferenza si snoda attraverso le domande del pubblico che permettono di approfondire questioni importanti come il ribadire il fatto che l’omosessualità non è una malattia, come afferma l’OMS, il comprendere l’infondatezza delle cosiddette psicoterapie riparative. Attraverso il dialogo tra il dott. Ciliberto, la dott.ssa Volpato ed il pubblico, è emersa non solo la fondazione positiva dell’esistenza omossessuale, ma tutta quella complessità che ruota attorno ogni individuo circa la ricerca di se stesso. Grazie alle questioni antropologiche che l’omosessualità solleva, il pubblico ha potuto apprezzare come nella lotta personale per sentire il permesso interiore di ciò che si è, ci sia una profonda connessione con la lotta che ognuno fa o che magari rinuncia in partenza a fare perché collocato nell’area più confortevole ed appiattita dell’eterosessualità. Potremmo dire che la ferita omosessuale recita: “io non esisto ai tuoi occhi”. Il percorso esistenziale di queste persone”, conclude a fine serata la dottoressa Volpato, “è spesso fertile e generativo a livello intellettuale, artistico, scientifico e sociale. Dobbiamo molto a queste persone rispetto al loro fondamentale contributo alla crescita del nostro tessuto sociale. Le loro lotte nel diritto di essere ciò che sono hanno contribuito e contribuiscono ad aumentare la libertà individuale di tutti”.

 

Prossimo appuntamento Venerdì 23 Marzo ore 20.30 con la conferenza dal titolo Aiuto, sto crescendo! La solitudine dei preadolescenti e i suoi effetti, con la Dott.ssa Pamela Pace.

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Centro Divenire. Centro di Psicoterapia Umanistica Integrata.

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